domingo, 15 de janeiro de 2012

Ancoraggio - Dr. Marco Paret

Vi inoltro un testo interessante che ho ricevuto dal Dottor Marco Paret.

Cari Amici,

                                  nel mio lavoro di insegnante mi capita spesso di avere a che fare con ragazzi definiti “difficili”, ”svogliati”, “asini”… Personalmente non ho mai voluto rendere queste definizioni delle convinzioni e quindi da sempre, sin dal primo istante, mi pongo nei loro confronti con un atteggiamento di apertura e di scoperta. E’ così che vengo a conoscenza di personalità del tutto sorprendenti, spesso animi di notevole profondità.

Voglio raccontarvi la storia di Sara (il nome è di fantasia per proteggere la sua privacy), una ragazzina di appena quattordici anni, figlia di una mia amica disperata perché tutti, compresa Sara stessa, sostenevano che non fosse capace di scrivere! Aiutavo Sara a fare i compiti di pomeriggio ormai da un bel po’ di tempo ed effettivamente avevo notato che non riusciva ad esprimersi bene né a voce né per iscritto; la facevo esercitare a leggere ed a comporre testi, ma riscontravo sempre resistenze e paura di sbagliare, nonostante la mia pazienza ed i miei sforzi di comprensione. Non sapevo come fare a sbloccare quella situazione.

All’inizio del 2011, la mamma di Sara mi contatta dicendomi che, in vista degli esami di terza media, bisognava cercare di fare il possibile affinché la ragazza potesse essere promossa anche col minimo dei voti. Passò qualche settimana e non notavo apprezzabili risultati, ma intanto avevo iniziato il corso “Master PNL3 & Coaching” all’ISI-CNV ed avevo imparato qualcosa di nuovo che poteva tornarmi utile…

Un giorno in cui Sara era pesantemente scoraggiata, le chiesi di dirmi se c’era stato nella sua vita un momento in cui aveva saputo scrivere e lei mi rispose di sì, fino a sette anni, e cioè prima di essere ricoverata in ospedale per una settimana, perché suo padre voleva farla dimagrire visto che era un po’ in sovrappeso; mi disse che dopo quel momento lei non era stata più capace di comporre un testo ed aveva iniziato a fare quei gravi errori di ortografia da cui non sapeva come liberarsi.

Decisi di non farmi descrivere la sofferenza del periodo del ricovero, non volevo farla rimanere lì… le chiesi di tornare indietro, a quando era brava a scuola e sapeva esprimersi correttamente: le feci descrivere nei minimi dettagli un ricordo in particolare, volevo sapere cosa vedeva, cosa udiva e cosa provava in quei momenti. Quando mi sembrò che stesse rivivendo delle sensazioni positive, le chiesi di darsi un pizzico al braccio…

Successivamente le posi un foglio bianco davanti (di quelli da stampa, senza neanche le righe: completamente bianco!) e le dissi di scrivere quello che voleva: una pagina di diario, un tema su qualsiasi argomento, una favola, una canzone, una poesia… anche semplicemente delle frasi sparse!... E accadde la magia.

Sara iniziò a scrivere un racconto in cui la protagonista era una fata dei fiori che ad un certo punto perde tutti i suoi poteri perché perde la fiducia in sé e soprattutto non crede più nella sua missione, addirittura se ne dimentica, cadendo così tra le grinfie di una fata cattiva di cui diventa seguace. Alla fine, grazie all’amore delle sue compagne fate buone, la protagonista riesce a riacquistare la consapevolezza del suo ruolo, la fiducia in se stessa e quindi i suoi poteri, sconfiggendo del tutto la fata cattiva…

Ebbene, sul foglio Sara mise insieme questo splendido racconto della sua Anima, con una grafia insolitamente ordinata e precisa, con una capacità di espressione che non avevo mai riscontrato in nessun ragazzo della sua età e, cosa che mi stupì più di tutti, senza neanche un errore di ortografia!

Sara fu molto soddisfatta del risultato, leggeva e rileggeva quella favola quasi incredula… era visibilmente felice! Le chiesi, allora, di darsi un altro pizzicotto, se voleva anche più forte di quello di prima: sarebbe stata quella la chiave per ripetere l’incantesimo ogni qualvolta lo volesse!

Il cambiamento era avvenuto: da qual momento in poi, Sara ha dimostrato notevoli progressi a scuola, superando gli esami di terza media con ottimi voti. Ora frequenta la scuola superiore, è più sicura di sé sotto tutti i punti di vista… e, soprattutto, sorride sempre!

Che tecnica ho usato con Sara?

 Si chiama ANCORAGGIO ed è molto semplice, potete farla anche su voi stessi:

1. Rilassati: chiudi gli occhi e prova ad allontanare i pensieri. Mentre sei seduto sulla sedia, mentre i tuoi piedi poggiano a terra, mentre l’aria esce ed entra dalle narici, non so se puoi renderti conto che puoi rilassarti sempre di più; mentre la schiena è appoggiata allo schienale, mentre ascolti i rumori che sono intorno a te, via via potrai rilassare ogni parte del tuo corpo;

2. In questo stato di rilassamento, pensa ad una volta in cui sei stato davvero bene, in cui eri felice e pienamente soddisfatto di te stesso…

3. Rivivi una scena in particolare: osservala nei minimi dettagli (come eri vestito, cosa c’era attorno a te, i colori, gli oggetti, le persone…), riascoltane i suoni (rumori, voci) e provane tutte le emozioni positive che essa ti suscita…

4. In questo stato di benessere, stringi fortemente il pugno sinistro per almeno una ventina di secondi…

5. Riapri gli occhi

6. Stringi nuovamente il pugno e verifica che l’emozione positiva e la sensazione di benessere tornino: questa ora è la tua ANCORA da utilizzare tutte le volte che ne hai bisogno, quando ti sentite triste o insoddisfatto, stanco o demotivato, ansioso o agitato…

L’ancoraggio è un processo molto frequente e spesso inconscio: sicuramente vi sarà capitato che una certa canzone via abbia catapultato nel passato a rivivere una situazione particolare… così accade anche con i sapori e gli odori, notando alcuni particolari. Quando una percezione vi rimanda a qualcos’altro che avete già vissuto, abbiamo a che fare con un ancoraggio.

Nei prossimi appuntamenti vi spiegherò come usare l’ancora per annullare delle emozioni negative. A presto!


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