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terça-feira, 6 de junho de 2017

Il "potere soffice" de Il Volo - Patrizia Ciava


La lingua, veicolata attraverso la musica, ha una capacità seduttiva senza uguali e può aiutare ad accrescere l’attratività ed il prestigio di una nazione nel mondo. Per questo motivo è chiamata “soft power” (potere soffice), riferito alla sua capacità di attrarre, ricevere consensi, migliorare reputazione e desiderabilità senza bisogno di essere una grande potenza economica o militare. Gli americani lo hanno capito da tempo e, per questa ragione, sostengono con determinazione i loro artisti. Gli inglesi non sono da meno e la regina Elisabetta ha nominato baronetti numerosi cantante quali i Beatles, Mick Jagger, Elton John e Tom Jones per il loro importante contributo nel diffondere la musica, la lingua e la cultura inglese nel mondo.

Il nostro paese, al contrario, ha spesso dimostrato di essere incapace di riconoscere e valorizzare le proprie eccellenze ed i propri talenti. Eppure, se oggi l’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo buona parte del mérito va attribuito alla nostra musica e al belcanto, un patrimonio culturale che il mondo ci invidia e che andrebbe preservato ed esaltato, mentre alcuni nostri critici e presunti esperti lo giudicano addirittura obsoleto, da tenere confinato nei teatri dell’opera. Luciano Pavarotti fu aspramente criticato dai puristi melomani per il suo progetto di portare la lirica nelle piazze e nei palasport, e solo oggi qualcuno gli riconosce il merito di averla fatta conoscere ed apprezzare dal grande pubblico anche straniero.

Negli ultimi anni, un trio di giovani cantante italiani, Piero Barone, Gianluca Ginoble e Ignazio Boschetto conosciuti come Il Volo, ha rilanciato con enorme successo il genere pop-lirico, introdotto da Pavarotti & friends e portato avanti da Andrea Bocelli. Tuttavia Il Volo ha una caratteristica in più rispetto ai suoi predecessori, la capacità di raggiungere un pubblico extremamente eterogeneo e trasversale, compresi in una fascia di età che va dai 5 agli 80 anni, e forse oltre. Questa peculiarità li rende um fenomeno eccezionale nel panorama musicale Internazionale.

“Siamo conscienti di essere un tramite importante per fare arrivare questa musica a tutti” hanno dichiarato i tre giovani in una recente intervista. “Una cosa è um tenore di 50 anni che canta queste canzoni all’opera, um’altra siamo noi che possiamo arrivare anche ai quindicenni e farli appassionare a questo genere. La sentiamo davvero come una responsabilità e lavoriamo duramente per onorarla”.

Al giorno d’oggi Il Volo è tra le poche realtà italiane ad aver raggiunto un successo planetário, i loro CD escono simultaneamente in più di 57 paesi e scalano subito i vertici delle classifiche dei dischi più venduti. Il loro tour mondiale “Notte magica: tributo ai tre tenori”, nato per ricordare lo storico concerto di Caracalla tenuto nel 1990 dai tenori José Carreras, Placido Domingo e Luciano Pavarotti, ha collezionato concerti sold-out nei teatri più prestigiosi del mondo, tra cui il Radio City Music Hall di New York e la Royal Albert Hall di Londra, dove prima di loro solo sette artisti italiani avevano avuto il privilegio di esibirsi dalla sua inaugurazione nel 1871.

Il Volo conta più di 4000 fan club sparsi in ogni angolo del pianeta che si dedicano anche alla promozione del nostro paese, della nostra cultura e organizzano persino lezioni di italiano online attraverso i testi delle canzoni del loro repertorio. Non si contano i fan che dichiarano di studiare o di voler studiare l’italiano per comprendere e cantare le loro canzoni, e di quanti estendono l’ammirazione e l’amore per il trio a tutta Italia. Per non parlare delle centinaia di fan d’oltreoceano, e di altre nazioni europee, che vengono ogni anno nel nostro paese solo per assistere ai loro concerti, favorendo quindi anche il turismo.

Il Volo è certamente una brillante operazione di marketing che risponde alla grande domanda d’Italia che c’è nel mondo ma è diventato anche un efficace strumento di promozione del nostro paese. Intento esplicitato più volte dai componenti de Il Volo: “Il nostro sogno è di far conoscere al mondo la bellezza della nostra musica, della nostra cultura e del nostro paese”. E ci sono riusciti. Perché questi tre giovani talenti non diffondono solo la nostra musica ed il belcanto ma incarnano tutto ciò che rappresenta l’essenza dell’italianità tanto apprezzata e ammirata dagli stranieri, esprimono la parte migliore dell’Italia, quella che riesce ad affermarsi grazie al talento, alla dedizione e all’impegno. 

segunda-feira, 22 de maio de 2017

Trionfale debutto del tour mondiale al Radio City Music Hall di New York - Patrizia Ciava (Italia Ri-unita)



Applausi scroscianti, ripetute standing ovation e lanci di fiori hanno scandito il concerto del trio italiano di pop-opera, Il Volo, al Radio City Music Hall di New York, lo scorso sabato 4 marzo, prima tappa di un tour che li porterà ad esibirsi in 15 Stati americani prima di approdare in Italia e in Europa.

Impeccabili nei loro tuxedo blu scuro “Made in Italy”, ed accompagnati per la prima volta da una orchestra sinfonica, il trio di giovanissimi, composto dai tenori Piero Barone e Ignazio Boschetto e dal baritono Gianluca Ginoble, hanno scaldato con le loro possenti voci e appassionate esecuzioni i cuori e le anime di fan di ogni età, tra cui anche molti giovanissimi, accorsi per il debutto della loro formidabile tournée.

Il Radio City Music Hall, che gli Americani definiscono “Showplace of the Nation”, non è semplicemente un teatro di New York, ma è “il teatro”, il tempio della musica e dello spettacolo per antonomasia. Fin dagli anni ’30 ha intrattenuto intere generazioni con concerti, programmi radiofonici e televisivi e spettacoli di ogni genere; sul suo palco si sono esibiti artisti del calibro di Frank Sinatra, Aretha Franklin, i Pink Floyd e Liza Minnelli.

I membri de Il Volo sono tra i più giovani artisti di tutti i tempi ad aver raggiunto un successo globale tale da potersi esibire lì per ben tre volte facendo il tutto esaurito. Il loro primo concerto si era tenuto nel 2013, il secondo l’anno dopo. I tre ragazzi non ancora ventenni, con il loro stupefacente talento vocale e interpretativo, avevano letteralmente incantato il pubblico di oltre 6000 spettatori ed entusiasmato la critica musicale, contribuendo a diffondere ulteriormente la loro fama in tutto il continente.

E la magia si è ripetuta anche questa volta.

In una fredda notte newyorkese, con il loro “Tributo ai Tre Tenori”, i cui biglietti erano sold-out già da novembre, e con un sofisticato repetorio comprendente arie di lirica e brani in italiano, inglese e spagnolo, Il Volo ha infiammato la platea del RCMH che ha tributato loro entusiastiche standing ovation dopo ogni esecuzione. Per assistere al concerto molti americani hanno affrontato estenuanti viaggi in auto da altre città e persino da uno stato all’altro. Le pagine dei gruppi social sono stati invase dalle foto dei fan che si ritrovavano nei bar e ristoranti di New York per un veloce spuntino prima dell’inizio del concerto, amicizie nate e fiorite online grazie alla comune passione per Il Volo, persone disposte a pagare 400 dollari a biglietto per immortalare un breve incontro post- concerto con i giovanissimi membri del trio.

Molti di loro, dopo essere stati a diversi concerti negli USA, a maggio si imbarcheranno addirittura su un volo transoceanico per assistere ad altri concerti in Italia e in Europa. Sul sito del Fanclub americano “Il Volo Flight Crew”si possono trovare le liste dei fan che verranno appositamente in Italia per assistere ai loro concerti a Roma, Verona e Taormina. Ma questa strabiliante dedizione e passione per Il Volo non è solo una prerogativa dei fan americani, alcuni si preparano a partire da città europee escluse dal tour e persino dal Canada e dal Giappone, come era già accaduto in occasione dei loro precedenti concerti a Taormina e Pompei, dove molti degli spettatori erano arrivati appositamente dall’estero.

Alcuni proseguiranno poi per Londra, dove, il prossimo, 23 maggio il trio si esibirà su un altro “palcoscenico per i più grandi del mondo”: il Royal Albert Hall. Dalla sua inaugurazione nel 1871, la Royal Albert Hall si è attentamente costruita una reputazione impeccabile. Qui si sono esibiti i più grandi artisti internazionali, direttori come Leonard Bernstein e Herbert von Karajan, orchestre come la Wiener Philharmoniker, e sono state ospitate anche performance pop di gruppi quali Beatles, Rolling Stones e più recentemente Coldplay e Stereophonics. Solo 7 artisti italiani vi si sono esibiti dal 1871 ad oggi. Oltre a Ludovico Einaudi, il grande pianista e compositore, Pavarotti e Zucchero (che con sei concerti detiene il record di presenze di un cantante italiano), altri quattro grandi artisti della musica italiana vi sono esibiti, Umberto Tozzi nel 1988 (registrandovi anche un album omonimo), Claudio Baglioni nel 2010, Laura Pausini nel 2012 e Luciano Ligabue nel 2012 e 2013.

Il 23 maggio 2017, Il Volo diventerà non solo l’ottavo artista italiano ad avere il raro privilegio di esibirsi al Royal Albert Hall ma, con la loro età compresa tra i 22 e 23 anni, saranno anche i più giovani ad aver mai calcato quel prestigioso palco. Prima di loro solo i Beatles e Bob Dylan, che aveva 23 anni quando tenne il suo primo concerto, sono riusciti a raggiungere un successo planetario che di solito altri artisti ottengono dopo 15-20 anni di carriera.

Il Volo è l’unica realtà italiana in grado di collezionare concerti sold-out in ogni parte del mondo, raggiungendo un pubblico eterogeneo la cui età spazia dai 5 agli 80 anni e oltre. Per questo motivo rappresentano un fenomeno unico e atipico nel panorama musicale internazionale.
Il Volo conta più di 4000 fan club sparsi in diversi paesi, da Singapore alla Serbia, dal Brasile alla Nuova Zelanda, dall’Australia alla Norvegia; i loro CD escono simultaneamente in più di 57 paesi e scalano subito i vertici delle classifiche dei dischi più venduti.

Ambasciatori delle loro rispettive regioni nel mondo, non esportano solo la musica italiana e il “belcanto” all’estero e tra le nuove generazioni ma incarnano la parte migliore dell’Italia, quella che riesce ad affermarsi grazie al talento, alla dedizione e all’impegno. Rappresentano un valore aggiunto per il nostro paese e meriterebbero l’attenzione ed il plauso non solo dei media ma soprattutto delle nostre istituzioni, non fosse altro che per lo straordinario ruolo che svolgono nel promuovere la lingua e la cultura italiana (non si contano i fan che dichiarano di studiare o di voler studiare l’italiano per comprendere e cantare le loro canzoni) e persino nell’incrementare il turismo, visto il gran numero di persone che vengono nel nostro paese solo per assistere ai loro concerti o per visitare i paesi natii dei tre giovani.

La lingua, veicolata attraverso la musica, ha una capacità seduttiva senza uguali e può aiutare ad accrescere l’attrattività ed il prestigio di una nazione nel mondo. Questo americani e inglesi lo hanno capito da tempo. E’ chiamata ”soft power” (potere soffice), cioè la capacità di attrarre, ricevere consensi, migliorare reputazione e desiderabilità senza bisogno di essere una grande potenza economica o militare.

Quando anche le stelle si inchinano al Volo - Valeria Bosch (Patrizia Ciava - Italia ri-unita)



Shakespeare diceva che non vi è mondo al di fuori delle mura di Verona (“there is no world outside Verona walls”, Romeo and Juliet, atto III, scena III) e sebbene per me, veronese di antica generazione, sia sempre stato così, mai è stato vero come oggi 19 maggio 2017: infatti è concentrato qui, in Verona, anzi nella sua antica Arena, il mondo che stasera voglio sia mio, il mondo di cui voglio godere, che voglio assaporare e centellinare!

Da oltre due anni seguo e amo la musica di tre giovani che per assurdo potrei arrivare a dire mi sono ormai quasi più familiari dei miei stessi figli, in quanto ogni giorno mi informo sui loro spostamenti, sui loro concerti, ogni giorno ascolto il loro canto, gioisco di ogni loro successo, mi arrabbio e, se necessario, combatto se vengono ingiustamente attaccati e offesi. Per la prima volta stasera li vedrò dal vivo, ma tengo le mie emozioni ben chiuse dentro di me, infatti solo per amore filiale mi sta accompagnando mio figlio, lui non è un loro ammiratore, anzi appartiene alla categoria di coloro che li deridono senza conoscerli.

Arriviamo verso le nove, faccio appena in tempo a notare alcune signore che si abbracciano freneticamente e penso, sorridendo, che sicuramente si tratta di amiche Facebook che finalmente si sono conosciute in carne ed ossa! l’unica persona che riconosco è il manager Torpedine che sulle gradinate a lato del palcoscenico passeggia nervosamente. Ed ecco accendersi le luci sul palcoscenico, l’orchestra, il direttore e poi…loro, eccoli, stranamente resto fredda, sono come li ho visti un milione di volte su Youtube, alla TV, in DVD, essere ora a pochi metri di distanza non mi trasmette alcuna emozione particolare.

Aspetto. E aprono bocca: è il “Nessun dorma” di Puccini, ed improvvisamente tutto cambia, è una specie di miracolo. Sono scesi gli angeli dal cielo a cantare, in questa fredda serata veronese, le loro voci, per quanto superbe possano essere in registrazione, dal vivo sono tutta un’altra storia, il volume di voce e di armonia che ti investe e ti schiaccia ha dell’inverosimile! Prima la voce di Gian, calda e sinuosa, ti avvolge e ti irretisce in morbide spire di velluto, quasi desideri di non riuscire a districartene più tanto ti ammalia, è semplicemente perfetto nei toni, nei passaggi, nei giri armonici; poi entra Ignazio con quella voce allo stesso tempo irruente e vigorosa, ma anche commossa e appassionata, che ti prende per mano e ti trasporta per prati in fiore, acque cristalline e cieli azzurri, una voce che in alcuni passaggi si carica talmente di passione da essere capace di scatenare le emozioni dal più profondo, i desideri più nascosti, una commozione ancestrale che mai avresti pensato di poter provare.

Infine arriva a chiudere il cerchio lui, Piero. Caro Piero, a te devo delle scuse, mi cospargo il capo di cenere e provo rammarico per tutte le volte che nei miei commenti ho scritto che la tua voce, pur essendo bellissima e potente, non riusciva ad esercitare su di me nè la seduzione della voce di Gian, nè la passione della voce di Ignazio. Quando hai iniziato la tua parte, sono rimasta letteralmente annichilita, una voce così piena, con una tale possanza armonica, un timbro così magnificamente profondo proprio non me l’ aspettavo: la tua voce faceva rimbombare l’ Arena carica di secoli e io con la fantasia vedevo i gladiatori smettere di combattere e i leoni zittirsi per ascoltare!

Allora ho girato lo sguardo verso mio figlio e non credevo ai miei occhi: aveva un’espressione stralunata, sbalordita, mi guardava come per dire: “ma come è possibile?” e ho realizzato che i muri erano caduti, che il Volo aveva vinto un’ altra battaglia! Il tributo del pubblico è travolgente, applausi e ovazioni si susseguiranno senza contarli fino alla fine, in Arena la “notte magica” diventa ancora più magica, in pochi altri posti al mondo lo spettacolo è duplice, uno si svolge sul palcoscenico, l’altro sugli spalti: il colpo d’occhio sulla conca piena fino all’inverosimile è di quelli che non si dimenticano e i due spettacoli si fondono insieme fino quasi a farti sentire smarrito.

Il concerto continua senza un attimo di cedimento, senza che vi sia mai, da parte dei tre ragazzi, un calo di resa, un appannamento di voce: e così sfilano tutte le arie che già tante volte abbiamo apprezzato, a tre voci, a due , gli assolo. Un pò mi è spiaciuto che, rispetto Firenze, sia mancata “Mamma”, così tenera, ma evidentemente qualche taglio si è reso necessario per far posto a quelli che alla fine sono stati i brani più commoventi della serata: una splendida “Caruso” di cui i ragazzi rendono un’interpetazione che, ne sono sicura, sarebbe stata applaudita dallo stesso grande Lucio, e l’incomparabile “Ave Maria, mater misericordiae”, che Gian, Ignazio e Piero eseguono in maniera talmente ispirata da trasformarla in un’immensa preghiera corale, capace di toccare il cuore di chiunque, credente o non credente che sia. Verso la fine del concerto riflettevo a quanta strada hanno fatto i ragazzi dal concerto di Firenze ad oggi, il loro miglioramento è palpabile, emanano sicurezza, forza, padronanza di testo e note: la loro musica compie il miracolo di trasportarti, mentre li ascolti, su un’isola felice, una specie di isola dei beati dove vige solo la legge dell’amore e le sue espressioni sono il bello e il buono.

Le loro voci, in questo periodo, sono in assoluto le più belle che abbiamo in Italia e mi sento fiera al pensiero che tra pochi giorni porteranno a rifulgere il nome italiano in quell’ esclusivo tempio della musica che è il Royal Albert Hall di Londra. Il concerto è alla sua ultima esecuzione e, mentre i ragazzi , felici, si abbandonano in mezzo al tripudio generale ad un finale matto e festoso con il loro “Grande amore”, io, che sento l’ostilità di mio figlio ormai dissolta e anzi diventata complicità, faccio un gesto da ragazzina, mi alzo e tento di andare sotto al palco, ma una severa bodyguard mi blocca, ed allora non mi resta che alzare gli occhi al cielo di Verona, quel cielo che stasera doveva travolgerci tutti con tuoni e fulmini, e che invece si è trapunto di stelle, perché ha sentito il dovere di adeguarsi alla magia e all’incanto di una notte come questa.

E mentre abbandoniamo l’ Arena, gli echi delle ultime note si spengono nell’aria, ma non nei nostri cuori dove resteranno a lungo, per conservare gli effetti magici della musica alata che stasera ci è stata donata.

domingo, 14 de maio de 2017

Il Volo in backstage - Patrizia Ciava


Roma, Palasport, 12 maggio 2017, ore 19.20

Poter assistere ai preparativi degli artisti che si apprestano ad andare in scena è forse una esperienza più interessante e coinvolgente del concerto stesso. Solo gli addetti ai lavori e pochi amici e familiari sono ammessi nella zona del backstage e dei camerini, quindi si tratta di un privilegio raro. E’ questo il momento in cui l’artista, lontano dalla luce dei riflettori, mostra il suo lato più vero e vulnerabile, sottoposto com’è alla tensione del “panico da palcoscenico” che colpisce anche gli artisti più navigati ed esperti.

Nel backstage del Palasport di Roma manca poco più di un’ora all’inizio del concerto de Il Volo e fervono i preparativi, ma non si respira un’aria densa di tensione e di nervosismo come ci si potrebbe aspettare. Nei corridoi, alcuni orchestrali ancora in jeans e Tshirt sono seduti per terra e conversano tranquillamente. Alcuni provano gli strumenti in un angolo. A turno entrano poi nei camerini a loro riservati per cambiarsi.

I componenti de Il Volo, Gianluca, Ignazio e Piero, sono chiusi nei loro camerini ma ogni tanto uno di loro esce fuori, con indosso solo metà del vestito di scena, per chiacchierare con gli altri o farsi un selfie. Abbracciano i nuovi arrivati e, passando, hanno sempre una parola, un sorriso o un pacca sulla spalla per tutti.  
I loro parenti, amici e i membri del management e dello staff conversano e scherzano tra loro senza mostrare alcuna ansia o preoccupazione, come se si trovassero ad una rilassata riunione tra familiari.

Ad un certo punto si presenta all’ingresso della zona transennata una coppia, spingendo la sedia a rotelle di un ragazzo disabile, e viene fermata dall’addetto di guardia che intima: “senza permesso non si può passare”. Ignazio scorge la famigliola e si avvicina a loro, chiamando a gran voce i suoi due colleghi che accorrono subito per abbracciare il loro giovane fan il cui viso si illumina di gioia e di commozione. Si tratta di una azione del tutto spontanea, non c’è nessun manager a suggerire sottovoce “Fatevi riprendere, è tutta pubblicità”, anzi ci dicono che è proibito scattare foto o fare riprese per motivi di privacy. I tre artisti si intrattengono amabilmente per alcuni minuti con il ragazzo e i suoi genitori poi, scusandosi per il poco tempo a disposizione, si congedano e ritornano nei camerini.

La memoria a quel punto mi riporta ad altri backstage, con i “divi” che passavano senza degnare di uno sguardo i presenti, come se si considerassero semidei, seguiti da un nugolo di assistenti trafelati e spaventati. Anche quelli che parevano gentili in realtà mostravano più che altro accondiscendenza, ostentando un’aria annoiata e infastidita come a voler rendere chiaro a tutti che loro erano famosi e gli altri non erano nessuno. Dai camerini si levavano subito le loro voci adirate che urlavano ordini ai malcapitati costumisti rei di aver tralasciato una piega o di aver sbagliato un accessorio. Ricordo la delusione nello scoprire la boria e l’arroganza di artisti che venivano presentati al pubblico come “simpatici e alla mano”.

Dal camerino di Piero, invece, trapelano solo i suoi possenti gorgheggi mentre “scalda” la voce. Poi all’improvviso risuona a tutto volume un brano dal ritmo latinoamericano, la porta si spalanca e Piero esce fuori ballando, con indosso il pantalone, la camicia del completo e il papillon, e trascina nei suoi volteggi i membri dell’orchestra già in abito da sera che ridono divertiti. Suo padre, in piedi davanti allla porta, sorride comprensivo. Ignazio e Gianluca escono a loro volta e si uniscono alla danza improvvisata, poi qualcuno ricorda loro che mancano pochi minuti all’inizio del concerto e si precipitano di nuovo nei rispettivi camerini. Pochi secondi dopo riesce Ignazio senza scarpe e con la camicia slacciata e corre verso l’ingresso del corridoio urlando al manager mentre passa: “devo andare a prendere la cugina di Alessandra, non la fanno passare”. Ritorna poco dopo con la giovane e la presenta a tutti, prima di rinchiudersi nuovamente.

Una costumista si affretta portando il completo di Gianluca ma nello sfiorare una persona la giacca scivola dalla stampella, cade a terra e qualcuno ci mette involontariamente un piede sopra, lasciandola tutta spiegazzata; occorre ristirarla subito. Un episodio che avrebbe sicuramente scatenato l’ira di altri finisce in battute e risate: “Lo avevo detto che era meglio usare vestiti che non si stirano…anzi meglio vestiti usa e getta!”

Ignazio e Piero sono quindi pronti per primi e, mentre aspettano Gianluca, scherzano con il direttore d’orchestra. Quando mancano ormai solo cinque minuti all’inizio del concerto un’addetta della produzione annuncia che c’è un giornalista che vorrebbe intervistare i ragazzi. Michele Torpedine, il loro manager, obietta che c’è poco tempo ma loro si dichiarano disponibili. Ignazio e Piero lo invitano nel camerino e Gianluca li raggiunge poco dopo.

Viene spontaneo chiedersi se i giornalisti che li hanno spesso dipinti come montati e arroganti lo abbiano fatto spinti da un perverso senso di onnipotenza nel voler plasmare l’opinione pubblica presentando di loro una immagine opposta a ciò che sono realmente. Questi tre ragazzi sono infatti l’antitesi del divismo e sono addirittura sconcertanti per la loro umiltà e semplicità. E’ come se avessero scisso la loro dimensione artistica da quella personale, conservando i principi e i valori granitici inculcati dalle loro famiglie, che dimostrano ancora oggi uno straordinario esempio di genitorialità amorevole, presente, attenta, e mai invasiva; una qualità rara. L’aspetto ancora più straordinario è che questi tre ragazzi, con caratteristiche così simili, provenienti da regioni diverse, si siano incontrati per caso nello stesso luogo e nello stesso momento creando un fenomeno che incanta il mondo intero. Porta davvero ad interrogarsi sulla forza del destino.

Arriva il momento di incamminarsi tutti assieme verso l’ingresso del palco e il corridoio del backstage si svuota. L’orchestra entra in scena per prima e intona le note del brano introduttivo. Gianluca si apparta con la madre, che gli sistema il papillon, poi passeggia con il fratello. Ignazio racconta una barzelletta a Pif, che era venuto ad intervistarli. Il padre di Piero dà un’ultima pulita agli occhiali del figlio, gli sussurra qualcosa e lo abbraccia. L’orchestra tace, il pubblico applaude e Michele annuncia: “E’ ora!”. In colonna indiana seguiamo i tre artisti che entrano nella sala del Palasport gremito, accolti dal boato della folla in delirio, e per un attimo capiamo tutti cosa si prova ad essere adorati come idoli da migliaia di persone.

domingo, 19 de fevereiro de 2017

Il Volo e l'insostenibile pesantezza della critica - Patrizia Ciava (Italia Ri-unita)



Il gruppo musicale Il Volo è l’unica realtà italiana ad aver ottenuto un gradimento globale che coinvolge ogni continente e persone di tutte le età ed estrazioni sociali, i loro CD escono simultaneamente in più di 50 paesi ed i loro concerti fanno il tutto esaurito in ogni parte del mondo.

Indubbiamente, l’enorme consenso di pubblico ottenuto anche in Italia ha spiazzato chi ne aveva pronosticato – e auspicato – l’imminente fiasco dopo la vittoria al Festival di Sanremo nel 2015. L’atteggiamento di arrogante disprezzo da parte dei giornalisti verso i tre giovanissimi vincitori in conferenza stampa fu inqualificabile e rovinò probabilmente in parte la loro gioia per aver coronato il sogno di essere finalmente apprezzati anche in patria. Guardandoli in video si nota che erano talmente tesi e a disagio da non riuscire a manifestare la solita spontaneità e freschezza, ed apparivano persino scontrosi nel tentativo di difendersi dalle battute sarcastiche dei reporter i quali, approfittando della loro giovane età e della loro ingenuità, si sono permessi un’insolenza che non avrebbero mai esibito con altri.

E’ comunque divertente rileggere oggi le feroci critiche piovute sul trio in quella occasione o la battuta di Nek il quale, non riuscendo a nascondere il proprio disappunto per essere arrivato secondo, proferì: “Sono curioso di vedere dove arriverete, ora sono cxxxi vostri”. Beh, potremmo dire che la sua curiosità è stata soddisfatta ma forse non altrettanto il suo ego.

Ciò che colpisce maggiormente, tuttavia, è che i giornalisti che li criticavano, ergendosi a giudici ed intenditori, sembravano conoscerli molto poco, evidenziando come la loro presa di posizione fosse basata sul pregiudizio e la superficialità. C’è chi li credeva un gruppo folkloristico che canta vecchie canzoni da operetta, alla stregua di quei camerieri che si improvvisano tenori e intrattengono i clienti nelle pizzerie di New York, e chi riteneva il loro successo all’estero attribuibile unicamente ai favori di un pubblico costituito da vecchi emigranti italiani nostalgici.

Se si fossero presi la briga di informarsi si sarebbero resi conto che questi tre giovanissimi avevano già ottenuto un successo planetario ineguagliabile e che erano il gruppo italiano più famoso al mondo. Mentre nel nostro paese non li conosceva ancora nessuno, in pochi anni avevano scalato le vette delle classifiche in diversi continenti, dalla Nuova Zelanda alla Malesia, dagli Stati Uniti all’America Latina, nel 2014 avevano vinto il prestigioso premio Billboard Latin Music Awards a Miami superando artisti del calibro di Shakira e Ricky Martin, i dischi di platino non si contavano, avevano duettato con i più grandi artisti, avevano cantato in tutti i luoghi preposti alla musica di alto livello, dal Madison Square Garden di New York alla consegna dei Premi Nobel a Oslo, dove il re di Norvegia in persona aveva tributato loro una entusiastica standing ovation insieme alle centinaia di spettatori presenti. Non esisteva paese che non li avesse accolti ed osannati, tranne l’Italia.

In patria furono presentati dai media come “giovani-vecchi” rappresentanti di “un’italianità retrò” e un po’ kitsch. Aldo Cazullo, nelle pagine del Corriere, li definì un prodotto da esportazione di “bassa” cultura: “La loro è un’Italia un po’ stereotipata, gorgheggi e melodia, echi di arie liriche e canzoni napoletane ma in fondo quello che il mondo ci chiede non è la nostra cultura «alta».”. Paolo Giordano, sulle pagine del Giornale, scrisse: “Questi tre ragazzi rappresentano il cliché del “belcanto” dal quale vorremo staccarci da mezzo secolo e rischiano di farci tornare indietro, almeno come percezione collettiva”.

Articoli evidentemente improntati al solito provincialismo esterofilo che spinge ad esaltare stili e mode che non ci appartengono anziché valorizzare le nostre unicità, nonché al patologico complesso di inferiorità degli italiani che li porta a credere di essere derisi o trattati con sussiego dagli stranieri se esprimono la loro “italianità”.

Li dipingevano come giovani seri e impostati che “se la tirano”, fautori di un genere antiquato ed anacronistico, dimostrando di non averli mai conosciuti né di averli mai visti in concerto. Ciò che stupisce infatti nelle loro esibizioni live è la capacità di trasformarsi in un attimo da simpatici burloni, in grado di divertire ed intrattenere il pubblico, a talentuosi artisti che riversano la loro anima nel brano che interpretano con un virtuosismo degno dei più grandi vocalisti.

Il loro genere musicale è molto particolare e difficile da definire, lo chiamano pop-lirico o operatic-pop ma è molto diverso da quello di Andrea Bocelli, ad esempio, che è più classico e rivolto ad un pubblico più maturo. E’ anche fuorviante parlare solo di “belcanto all’italiana”, a meno di voler includere in questa categoria le interpretazioni di Tom Jones, Barbra Streisand, Elvis Presley, Charles Aznavour o Michael Bublè, visto che i tre giovani artisti eseguono anche brani melodici in perfetto inglese, spagnolo e francese, già interpretati da queste icone della musica leggera internazionale. Il loro repertorio comprende alcune delle più belle canzoni che siano mai state scritte in Italia e all’estero, ri-arrangiate magistralmente per adattarsi alle loro straordinarie voci, che incantano e piacciono più delle versioni originali, come testimoniano i numerosi commenti degli internauti. Una donna inglese dichiara: “Pensavo che nessuna versione di Delilah potesse eguagliare quella di Tom Jones, ma dopo aver ascoltato Il Volo, mi sono ricreduta”.

Ancora oggi, pur avendo dovuto prendere atto, volente o nolente, della loro immensa popolarità, molti giornalisti continuano a non comprenderne il motivo. “La sorpresa è che quest’Italia da esportazione, una volta reimportata, funziona” si stupisce Cazullo. In particolare, non si spiegano l’entusiasmo degli adolescenti e giovanissimi abituati ad apprezzare generi musicali di stampo anglosassone. Improvvisandosi psicologi o sociologi cercano le più improbabili motivazioni, quando la risposta è molto semplice. Ciò che piace del Volo sono loro: Gianluca, Ignazio e Piero. Non importa il genere o il brano che cantano, è il modo in cui lo eseguono che fa la differenza. “Saprebbero emozionare pure se cantassero il ballo del qua qua” si legge in un commento. Ed è vero. Con le loro interpretazioni riescono a trasformare qualsiasi canzone in un capolavoro. La perfetta alchimia creata dalla combinazione delle loro prodigiose voci, così possenti, particolari e versatili, unita alla passione e alle emozioni che riescono a trasmettere, affascina e irretisce chiunque li ascolti. Di solito, chi ha una voce importante come la loro imposta le proprie esecuzioni sulle doti canore e si concentra su virtuosismi vocali, mentre questi tre giovani artisti usano le loro stupende voci come strumento per suscitare empatia e commozione, così come un pittore usa il pennello, un poeta le parole e un compositore le note. Questo presuppone ovviamente una sensibilità particolare sia da parte di chi esegue sia da parte di chi ascolta, dote che probabilmente molti critici non possiedono. Loro cercano di spiegare razionalmente ciò che razionale non è. L’armonia e la bellezza, nelle sue molteplici forme, va a toccare corde profonde dell’animo umano e non è sempre spiegabile a parole.

Purtroppo, un certo tipo di stampa nazionale che si fa un vanto di snobbare e distruggere mediaticamente le eccellenze del nostro paese, continua tuttora a stroncarli con rabbioso sdegno, denigrando non solo loro ma anche chi li acclama, quasi fossero tutti vittime di un ottenebramento collettivo, e arrivando persino a diffamare gli artisti di fama internazionale che li sostengono, come Placido Domingo accusato dal Fatto Quotidiano di “aver fatto una marchetta”, per aver diretto l’orchestra che li ha accompagnati nel concerto “Tributo ai Tre Tenori”.

Questi articoli evidenziano la mancanza di professionalità di chi scrive anche su giornali a tiratura nazionale senza cognizione di causa. C’è chi, pensando di fare uno scoop, rivela che non sono cantanti del Teatro dell’Opera o chi, come Michele Monina, continua ostinatamente a negare l’evidenza. Nel commentare sul Fatto Quotidiano il concerto di Firenze “Tributo ai Tre Tenori”, trasmesso su Canale 5, quest’ultimo asserisce che il pubblico li ha accolti “tiepidamente” perché “non emozionano”. Viene da chiedersi se mente sapendo di mentire oppure se pensa che le sedie erano elettrificate ed è per questo che gli spettatori balzavano in piedi al termine di ogni canzone in un tripudio di applausi e di appassionate standing ovation. Forse non si è nemmeno preso la briga di guardare in streaming il concerto ma ha obbedito pedissequamente agli ordini del direttore che si definisce con orgoglio un “anti-italiano” facendo del suo giornale un bulldozer usato per demolire ogni realizzazione del nostro paese. Vale la pena riportare a questo proposito il commento di un lettore: “Monina è un chiaro esempio di come il conformismo indotto dall’omologazione culturale globale faccia seri danni, in questo caso stroncando un prodotto musicale che meritoriamente fa divulgazione della lirica tra i giovanissimi. La pericolosità di questi giornalisti che si danno arie da intellettuali schierandosi a sostegno dei poteri forti dell’omologazione culturale anglofona non va sottovalutata.”

Questi presunti intenditori dovrebbero farsi un giro in internet e forse – dico forse presupponendo la buona fede di alcuni- capirebbero di trovarsi dinanzi ad un fenomeno che non può essere liquidato come un “prodotto creato a tavolino” grazie alla pubblicità, come asseriscono. Perché è soprattutto leggendo le centinaia – se non migliaia – di commenti in diverse lingue (ammesso che i nostri valenti intellettuali ne capiscano almeno una) che si realizza l’effetto straordinario che suscitano. Gli aggettivi e le frasi che ricorrono più spesso per descrivere le loro performance sono “mesmerizing” (che strega, ipnotizza) “breathtaking” (da togliere il fiato), “they are out of this world” (non appartengono a questo mondo), “they stole their voices from the Gods/Angels” (hanno rubato la voce agli dei/angeli). Inutile dire che gli unici commenti negativi sono scritti dai soliti haters italiani, ma per fortuna sono pochi rispetto a quelli positivi, e questi ne sono alcuni esempi: “non sono di questo mondo…sono perfetti”, “fanno divertire oltre che emozionare.”, ”Talento Divino!”, “li ascolto e sono felice”, “li ascolto tutti i giorni ,mi fanno stare bene.!”, “Fantastici e talentuosi ragazzi !!!! orgoglio italiano. !!!”, “siete meravigliosi vi ascolto tutti i giorni mi avete dato tanta forza di vivere, grazie ragazzi“, “la loro voce scalda il cuore e fa gioire l’anima.”, “Cos’è questa corrente che sentiamo quando cantano? è emozione pura”.

Il fatto singolare, volendo approfondire l’indagine, è che non si trovano testimonianze così numerose ed appassionate in calce ai video di altri artisti di fama internazionale, neanche quelli che cantano generi simili o hanno voci notevoli, come Giorgia o Andrea Bocelli. Inoltre, guardando le repliche dei loro concerti sui palchi più importanti del mondo si nota che gli spettatori tributano loro entusiastiche e spontanee standing ovation al termine di ogni canzone e non alla fine del concerto, come accade di solito.

Come si evince da alcuni dei commenti riportati sopra hanno un solo difetto: possono provocare assuefazione.

Una curiosità:

Come è noto, dopo la vittoria al Festival di Sanremo, Il Volo ha partecipato all’Eurovision Song Contest 2015 vincendo con ampi margini il televoto (1.Italy – 366, 2.Russia – 286, 3.Sweden – 279) ma ottenendo il terzo posto per volontà della giuria, il cui voto contava per il 50%, scatenando la rabbia dei fans di tutto il mondo.

Ma forse non tutti sanno che parallelamente si sono svolte altre due competizioni: quella per il miglior “Male vocalist 2015” (migliore voce maschile), in cui i cantanti del Volo si sono aggiudicati i primi tre posti e quella per il “Top male model 2015” ( il più bel cantante), in cui Gianluca Ginoble ha ottenuto il primo posto, Ignazio Boschetto e Piero Barone rispettivamente il terzo e quarto posto, superando colleghi di ogni nazionalità, tra cui svedesi, tedeschi e norvegesi. (23 concorrenti sono stati eliminati al primo turno e 16 sono rimasti in gara), con buona pace di Paolo Giordano che nel commentare il loro successo a Sanremo aveva scritto: “Nessuno di loro può essere considerato un sex-symbol”. Un’altra bella soddisfazione per i nostri ragazzi. “Gianluca and Ignazio are the first Italians to enter the Top Model Hall of Fame”.

Commento della redazione su Gianluca: “Gianluca knows how to work his angles. Telegenic, photogenic, and always looking for the light, he stares through the camera and into your soul. Just check out his eyes on stage in Vienna. This is sex face, y’all. This Italian Stallion is ready to gallop from the Eurovision stage to the runway.” (Gianluca ci sa fare. Telegenico, fotogenico, è sempre alla ricerca dei riflettori, attraverso la telecamera guarda dritto nella tua anima. Osservate il suo sguardo sul palco a Vienna. Questa è la faccia della sensualità, tutti voi. Questo stallone italiano è ora pronto a galoppare dal palco dell’Eurovision alle passerelle).

Ignazio: “Having already arrived and made a name for himself globally, Ignazio can unwind and kick back with the people. He was one of the most laidback contestants at Eurovision 2015. In a field of self-important pop stars, his down-to-earth realness was a breath of fresh air” (Essendo già arrivato ed essendosi fatto un nome a livello globale, Ignazio può rilassarsi ed essere disinvolto con la gente. E’ stato uno dei concorrenti più spiritosi dell’Eurovision 2015. In un ambiente di stelle pop autocelebrative, il suo modo di fare spontaneo e con i piedi per terra è stata una boccata di aria fresca.)