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sábado, 15 de abril de 2017

10 curiosità su Leonardo Da Vinci (Libreriamo)


Tante sono le dicerie che circolano sul genio toscano, sono state spese milioni di parole, idee e supposizioni, ecco alcune curiosità…

“Egli era gentile con tutti; si dice che rifiutasse di mangiare carne, poiché non riteneva giusto privare della vita gli animali; e provava un piacere particolare nel comprare gli uccelli al mercato e poi liberarli”

(Sigmund Freud su Leonardo da Vinci)

MILANO – Tante sono le dicerie che circolano sul personaggio di Leonardo (15 aprile 1452 – 2 maggio 1519). Sul genio vinciano sono state spese milioni di parole, idee e supposizioni. Considerato per la vastità dei suoi interessi la massima e irripetibile manifestazione del Rinascimento, Leonardo, non legato a nessuna città, Stato o principe, è il primo esempio del cosmopolitismo degli intellettuali italiani, unico in Europa, espressione di una frattura fra cultura e popolo destinata a prolungarsi fino ai nostri giorni. Leonardo è simbolo e archetipo dell’uomo universale caratteristico del Rinascimento, descritto dal biografo Giorgio Vasari come avente qualità trascendenti la stessa Natura e di essere ‘meravigliosamente dotato di bellezza, grazia e talento in abbondanza’.

In occasione dell’anniversario, vi proponiamo alcuni aneddoti e curiosità sul sommo maestro.

1. BELLO ED ELEGANTE – Che fosse un uomo di genio e fuori dal comune, lo sappiamo tutti, ma che fosse anche molto attraente probabilmente no. Infatti, le descrizioni e i ritratti fino a noi pervenuti si combinano per creare l’immagine di un uomo alto, atletico e molto bello; la lunghezza del suo scheletro misura 173 cm., che per i canoni dell’epoca era più che accettabile. I ritratti indicano che, avanti con gli anni, teneva i capelli lunghi e fluenti cadenti sulle spalle, questo in un tempo in cui la maggior parte degli uomini li teneva tagliati corti; ancora, mentre la maggioranza dei suoi contemporanei si rasava o teneva comunque la barba corta, ecco che invece la barba di Leonardo raggiungeva il petto. Il suo abbigliamento viene descritto più volte come essere insolito, originale nella scelta di colori vivaci, e in un momento in cui gli uomini maturi indossavano vesti lunghe e severe l’abbigliamento preferito da Leonardo era quello costituito da una tunica corta e flessibile, del tipo di quelle indossate dai giovanotti. Una tale immagine è stata poi ricreata nella statua che si trova oggi fuori dalla Galleria degli Uffizi.

2. CARATTERE – Leonardo da Vinci è stato descritto dai suoi primi biografi come un uomo dotato di grande fascino personale, fortemente carismatico, di carattere gentile e generoso, pertanto anche generalmente molto benvoluto dai contemporanei. Sempre secondo il Vasari la sua disposizione d’animo era amabile, un conversatore brillante che affascinò Ludovico il Moro con la sua arguzia. Alcune delle convinzioni intime di Leonardo possono essere trovate in una serie di suoi scritti: temi prevalenti sono i pericoli costituiti dalla tronfiaggine e dalla superbia immotivata, dall’appagamento dato dal proprio senso di autostima; descrive inoltre i benefici che si possono ottenere grazie ed attraverso la consapevolezza, l’umiltà e l’impegno costante e indefesso.

3. ERA VEGETARIANO – Il suo amore per la natura e per gli animali non si fermava solo all’osservazione e alla rappresentazione grafica delle loro forme. A tal proposito Andrea Corsali, navigatore toscano, in una lettera a Giuliano de’ Medici, scrive così: “Alcuni gentili chiamati Guzzarati non si cibano di cosa alcuna che tenga sangue, né fra essi loro consentono che si noccia ad alcuna cosa animata, come il nostro Leonardo da Vinci”. Leonardo era inoltre un animalista, si batteva addirittura per la libertà degli animali. Vasari racconta, come esempio del suo grande amore nei confronti degli animali, come quando a Firenze passando davanti alle gabbie degli uccelli messi in vendita li avrebbe comprati per poi liberarli, lasciandoli volare via e donando così interamente la libertà che spettava loro per diritto naturale. Se tutto questo è vero, possiamo affermare ancora una volta che Leonardo fu un precursore: animalista e vegetariano in anticipo rispetto ai tempi!

4. SCHERZI DEL GENIO – Tante sono le dicerie che circolano sul personaggio di Leonardo. Ma che fosse un burlone, un uomo di spirito, sembra essere una notizia che va data per certa. È Giorgio Vasari, storico illustre, che ne dà la conferma, svelandoci un fatto curioso. Pare che Leonardo si divertisse ad impaurire gli amici che gli facevano visita, facendo saltare fuori da una scatoletta un piccolo ramarro con tanto di ali applicate e altre strane decorazioni. Come racconta Vasari nelle Vite: [Leonardo] fermò in un ramarro, trovato dal vignaruolo di Belvedere, il quale era bizzarrissimo, di scaglie di altri ramarri scorticate, ali addosso con mistura d’argenti vivi, che nel moversi quando caminava tremavano; e fattoli gli occhi, corna e barba, domesticatolo e tenendolo in una scatola, tutti gli amici a i quali lo mostrava, per paura faceva fuggire’. Quanto gli amici gradissero questo genere di scherzi e con quale moneta ripagassero Leonardo non lo sappiamo, ma che la sua fosse un’ospitalità un po’ singolare, questo, sì, lo possiamo dire.

5. L’ACCUSA DI NEGROMANZIA – Leonardo, nei primi anni dedicati alla ricerca scientifica aveva sezionato molti animali, cosa che continuò a fare fino alla vecchiaia, ma infrangere il tabù rappresentato dall’aprire il cadavere di un essere umano dovette richiedere una certa determinazione. Nell’Europa Rinascimentale la parola ‘scienza’ non esisteva, persino in quel periodo di tolleranza religiosa, c’era chi interpretava la brama di sapere di Leonardo come negromanzia. In effetti, è interessante notare che egli riuscì a ottenere il primo cadavere per la dissezione solo dopo essere diventato un personaggio famoso e rispettato, comunque il Papa lo obbligò a rinunciare ai suoi esperimenti. Quella della dissezione era una pratica sporca, notturna ai confini della moralità. Era sporca perché, come afferma Leonardo i cadaveri non si conservavano a lungo, doveva quindi lavorare velocemente e in condizioni assai scomode e spiacevoli. Doveva servirsi di materiale fresco e di strumenti che creava e progettava lui stesso. Per evitare le accuse di eresia praticava le dissezioni di notte e probabilmente da solo, costantemente esposto al pericolo di infezione rappresentato dai cadaveri in decomposizione. Grazie al suo status e al riconoscimento di cui godeva a corte, era riuscito a convincere le autorità a permettergli di eseguire le autopsie, mettendo comunque ben in chiaro che simili ricerche miravano esclusivamente a sviluppare le sue abilità di artista; egli non poté mai nemmeno accennare al suo interesse scientifico per il corpo umano.

6. OMO SENZA LETTERE – ‘Omo sanza lettere’, così si definisce Leonardo in una pagina del Codice Atlantico. Si tratta di un appunto dal tono amaro che lascia trasparire quanto fosse un problema per il genio toscano l’essere ignorante in latino. Possiamo facilmente comprendere il motivo di tanta amarezza: nelle corti e nelle università si parlava il latino ed era in questa lingua che si disputava il dibattito scientifico. Per Leonardo, che aspirava a fare dell’arte una scienza e della scienza un’arte, la conoscenza della lingua dei dotti era pertanto un requisito fondamentale per attirarsi la considerazione del mondo accademico. Fu così che il giovane artista, nella speranza di colmare le proprie lacune, cominciò a farsi una piccola provvista dei libri che gli sembravano più utili per lo studio del latino: una grammatica, un testo di aritmetica, un manuale di chimica, la Storia Naturale di Plinio e, per finire, il Morgante, bestseller del tempo. I risultati delle sue esercitazioni da autodidatta furono però alquanto deludenti. Malgrado gli sforzi per imparare il latino siano documentati dai codici, pieni di esercizi di analisi logica, declinazioni ed espressioni latine, è il disegno a rimanere la passione indiscussa di Leonardo. A conferma di una sua vocazione per il visuale che non conosce uguali.

7. I FALLIMENTI – Non fu facile per Leonardo convivere con la propria versatilità. Stando a quanto riferisce la tradizione, la natura dispersiva di Leonardo gli procurò non pochi fastidi. Sappiamo infatti dal Vasari che la sua inclinazione ad applicarsi a cose diverse nello stesso tempo e a sperimentare tecniche sempre nuove impedì all’artista di portare a termine molti dei progetti a cui stava lavorando. In questo senso emblematica è la storia del grande affresco La battaglia di Anghiari, commissionato a Leonardo nel 1504 per una sala del Palazzo Vecchio a Firenze. Dopo numerosi studi preparatori, Leonardo decise di realizzare l’opera seguendo una nuova tecnica di pittura murale che prevedeva l’uso di un impasto di materiali. Accorgendosi che i colori non facevano presa, l’artista trascorse l’intera notte insieme ai suoi servitori, cercando con delle fiaccole di far asciugare il colore. Ma i risultati furono disastrosi. All’alba, ormai esausto, Leonardo dovette riconoscere il fallimento dei suoi disperati tentativi vedendo l’affresco sciogliersi dinanzi ai suoi occhi. Era il 1506, l’opera di Leonardo, abbandonata e mai più ripresa, fu coperta l’anno dopo da un altro affresco, che aveva le qualità per durare nel tempo, ma non il tratto innovativo che contraddistinse le opere del genio toscano.

8. LE FACCE DI LEONARDO – I personaggi che vediamo magistralmente ritratti nei disegni di Leonardo non sono il frutto dell’invenzione di una mente fantasiosa. Dietro a quegli studi si nasconde il percorso di una ricerca difficile, che ha guidato l’artista nei meandri più nascosti e malfamati delle città. Molte sono le testimonianze che avvallano questa teoria. Si narra, ad esempio, che quando Leonardo incontrava per le vie un personaggio deforme o bizzarro lo seguisse per giornate intere per prendere appunti sulla sua fisionomia. E si racconta che per l’affresco del Cenacolo egli sia andato per più di un anno, ogni giorno, nei sobborghi della periferia di Milano alla ricerca di una fisionomia che evocasse la scelleratezza di Giuda. Una volta pare che egli organizzò addirittura un banchetto per le persone più ripugnanti della città e che le intrattenne tutta la sera con barzellette e altre facezie divertenti, affinché, facendole ridere, i tratti del loro viso si facessero ancora più deformi. Leonardo poté così studiarli attentamente, e una volta che gli invitati se ne furono andati, trascorse tutta la notte a disegnarli. L’immagine che ci viene restituita è ancora una volta quella di un Leonardo curioso oltre ogni limite, versatile e assetato di conoscenza.

9. LA CONVERSIONE – La religione non fu tra gli interessi di Leonardo. Anzi, i suoi studi sulla natura, sul cielo e sul movimento degli astri, lo allontanarono da quella. Scrive Vasari nelle Vite: ‘Tanti furono i suoi capricci, che filosofando de le cose naturali, attese a intendere la proprietà delle erbe, continuando et osservando il moto del cielo, il corso della luna e gli andamenti del sole. Per il che fece ne l’animo un concetto sì eretico, che e’ non si accostava a qualsivoglia religione, stimando per avventura assai più lo esser filosofo che cristiano’. Solo in prossimità della morte l’artista sembrò pentirsi della sua condotta di vita e abbracciò la fede cristiana.’Divenuto vecchio’, prosegue Vasari, ‘stette molti mesi ammalato; e vedendosi vicino alla morte, disputando de le cose cattoliche, ritornando nella via buona, si ridusse a la fede cristiana con molti pianti. Laonde confesso e contrito, se bene e’ non poteva reggersi in piedi, volse devotamente pigliare il Santissimo Sacramento fuor de ‘l letto’. Sempre il Vasari riferisce che la conversione portò poi Leonardo anche ad un ripensamento critico della sua opera di artista: il genio toscano si pentì di non aver dedicato più tempo e creatività al tema del sacro.

10. LEONARDO, INFATICABILE SCRITTORE – Leonardo fu senza ombra di dubbio uno scrittore prolifico, addirittura un grafomane. Anche se di fatto nella sua vita non compose che il Trattato di Pittura, moltissimi sono i quaderni che ci ha lasciato. Sappiamo da un’annotazione del primo aprile del 1499 che l’artista a quei tempi si trovava ‘alla testa di duecentodiciotto libri’, tra fogli, quaderni e appunti, riempiti dalle riflessioni più disparate. Perché il loro contenuto fosse reso noto ci volle tuttavia del tempo. Leonardo fu infatti estremamente geloso dei suoi quaderni; né agli amici né ai suoi discepoli permetteva di consultarli, forse per timore che le sue idee venissero saccheggiate o forse semplicemente per pudore. Ad ogni modo, per mantenere il completo segreto sui suoi appunti, l’artista si servì di alcuni sottili stratagemmi, come scrivere da sinistra verso destra (così che i suoi fogli fossero leggibili solo allo specchio) e anagrammare le parole sulle quali voleva conservare il massimo riserbo. Anche la sua scrittura, infine, desta meraviglia: invece che con una comunissima penna d’oca, Leonardo sembra avere vergato i suoi quaderni con un prototipo di penna stilografica, inventata da lui stesso con tutta probabilità, come dimostrano alcuni suoi disegni.

quarta-feira, 7 de setembro de 2016

Pincel & Bisturi - Suzel Tunes


O pintor paulista José Falcetti une talento e conhecimento científico para retratar cirurgias e órgãos do corpo humano

O pintor Di Cavalcanti gostava de retratar mulatas. Alfredo Volpi ficou conhecido pelas bandeirolas e outros motivos geométricos. Aldemir Martins, por sua preferência por gatos, peixes e flores. Cada artista tem uma marca, uma preferência temática que o caracteriza. Com o pintor paulista José Falcetti não é diferente - só que os seus temas não são  tão poéticos: ele é um especialista em ossos, músculos, artérias, tendões. Outra diferença: ninguém encontrará seus retratos do corpo humano e suas cenas de cirurgia em uma galeria de arte. A obra de Falcetti é feita sob encomenda para as páginas de livros e apostilas de medicina: ele é um ilustrador de anatomia. E, dentro de sua especialidade, não fica nada atrás de Di, Volpi ou Aldemir.

O traço desse pintor, paulista de Araçatuba, hoje é tão conhecido e respeitado pelos médicos quanto o de um grande mestre. Agora, por exemplo, um de seus trabalhados mais recentes está sendo distribuído pelo mundo inteiro: trata-se do Atlas of Vascular Anatomy, Atlas da Anatomia Vascular, escrito por Rena Uflacker, médico gaúcho que dá aulas de cardiologia na Universidade da Carolina do Sul, Estados Unidos. É uma obra inédita, que traz com ilustrações dos vasos e artérias do corpo humano, feitas com aquarela e aerógrafo. Demorou dois anos e quatro meses para ficar pronta. A mesa de Falcetti continua com uma pilha de novos trabalhos, prontos para serem encaminhados para a gráfica. E as encomendas não cessam.

O médico Liberato Di Dio, um dos mais conceituados anatomistas do mundo, integrante do comitê que padronizou mundialmente a nomenclatura dos órgãos do corpo humano já inclui seu pedido: "Estou escrevendo um Tratado de Anatomia Aplicada e vou pedir ao Falcetti que faça as ilustrações", anunciou.

Ao vivo, sangue e gordura poluem a imagem

Outros médicos famosos, como o cardiologista e ex-ministro Adib Jatene e o gastroenterologista Silvano Raia, também já tiveram trabalhos ilustrados por José Falcetti. "Às vezes não dá para atender todo mundo", lamenta o pintor, que só tem um assistente, o sobrinho Argemiro Falcetti. Mas nem por isso os pedidos cessam, mesmo porque não há a quem recorrer, pois ele não tem nenhum concorrente em toda a América do Sul. "Conheço um ilustrador de anatomia na Suíça, outro na Itália, um ou dois na Alemanha e uma meia dúzia nos Estados Unidos", enumera Falcetti. "Mas é só."

Em 57 anos de trabalho como anatomista, Liberato Di Dio também pode contar nos dedos os artistas que já ilustraram livros seus: não chegam a dez. Atualmente, só conhece Falcetti. Esse tipo de profissional é cada vez mais raro, mas ainda indispensável para o ensino de medicina. Di Dio, que dá aulas de anatomia na Universidade de Santo Amaro, em São Paulo, explica que a foto, vídeo, ou mesmo a dissecação ao vivo não substituem o detalhamento didático de uma ilustração. "O sangue e a gordura poluem a imagem e dificultam o reconhecimento das estruturas quando se trata da foto ou vídeo", explica. "Já o desenho é mais limpo e claro."

Di Dio reconhece que, hoje, pode recorrer às imagens tridimensionais de um CD-ROM para ilustrar uma aula, mas se recusa a usar esse expediente na publicação de um livro. "Quando você quer uma obra de arte precisa convidar um artista", sentencia. E esse talvez seja o segredo do sucesso do ilustrador entre os médicos: os desenhos de Falcetti são, antes de tudo, bonitos. Desde criança, o artista revelava seu pendor para as artes. Adolescente, passava horas, admirando a restauração dos afrescos da igreja de Araçatuba, feita por um casal de artistas da cidade. "Depois de um tempo, o pintor, que era dono de uma escola de arte, deve ter cansado de me ver por ali e me ofereceu uma vaga na escola. Eu pagava meu curso dando aulas para seus alunos principiantes", conta ele.

Emprego público e decoração nos vidros do hospital

Com o tempo, Falcetti foi aperfeiçoando seu dom em outras escolas. Fez cursos rápidos de publicidade e arquitetura, por exemplo, antes de entrar na Faculdade de Belas Artes de São Paulo. Mas não foi seu desempenho como aluno que lhe valeu o cargo de Diretor de Artes Médicas que ocupa hoje no Hospital das Clínicas de São Paulo. "Há 22 anos, eu entrei no HC como escriturário, mediante concurso público, para trabalhar na contabilidade. Mas, quando chegava a época das festas de final de ano, fazia a decoração do hospital, pintando motivos natalinos nos vidros. O dr. Raul Marino Jr., neurocirurgião do hospital, viu, gostou dos meus desenhos e me convidou para fazer ilustrações de seus trabalhos." Daí em diante, ele não fez outra coisa.

Apesar de não ter cursado nenhuma faculdade de medicina, o ex-escriturário logo conseguiu um tal grau de exatidão na reprodução das estruturas, que surpreendeu os próprios médicos. Na ilustração científica, o artista não tem liberdade para criar, e Falcetti leva esse preceito à risca. "Não posso cometer erros. Desenho as etapas de uma cirurgia que servirão de referência para o médico operar", explica ele. "Assim, o artista contenta-se em criar apenas quando escolhe o jeito de mostrar o órgão, o ângulo ou a perspectiva pelo qual se pode mostrar melhor um osso.

Falcetti conta que, em alguns países como Estados Unidos, França ou Alemanha, os cursos de medicina possuem, como cadeira curricular, uma especialidade denominada "artes médicas". O aluno estuda os anos básicos de medicina e depois, se quiser, segue fazendo especialização na área artística. No Brasil, isso não existe. Por isso, Falcetti desenvolveu seus conhecimentos em anos de estudo e dedicação como autodidata. "Assistia a cirurgias praticamente todos os dias, até fazia dissecação, sempre que possível", lembra ele.

Martelo e talhadeira na mesa de cirurgia

Às vezes, a tarefa era árdua. "Algumas cirurgias, especialmente as ortopédicas, assemelhavam-se mais a espetáculos de truculência para um espectador desprevenido, pois os cirurgiões precisam usar ferramentas grosseiras como talhadeiras e furadeiras. Não é nada bonito de se ver", admite. Atualmente, Falcetti nem precisa mais recorrer às dissecações e cirurgias para executar o desenho encomendado. Ele é capaz de fazê-lo usando apenas as informações armazenadas na memória durante esses 22 anos de trabalho. "Quando um médico pede que eu faça um passo-a-passo de um procedimento cirúrgico qualquer, ele apenas me conta como deverá ser a operação e eu desenho de memória. Já tenho mentalizada toda a estrutura do corpo humano", orgulha-se o ilustrador. Às vezes, ele também recorre a  radiografias e tomografias, como na execução do atlas de anatomia vascular publicado recentemente. Mas ressalta: faz um esboço primeiro a lápis e pede depois para o médico conferir. "Afinal, eu não sou médico."

Os erros do mestre da pintura

No Brasil, a ilustração médica é uma atividade não reconhecida profissionalmente. E, no entanto, a história registra grandes nomes na galeria dos artistas voltados para a ciência. O maior deles, sem dúvida, foi Leonardo Da Vinci, que nasceu em 1452 na cidade de Vinci, perto de Florença, na Itália, e morreu em 1519 em Amboise, França. Uma de suas especialidades era a anatomia humana, que estudava - e desenhava - tanto para obter maior perfeição em suas pinturas e esculturas, como por interesse puramente científico. Em sua vida, porém, ciência e arte não se dissociavam. Além de artista, esse gênio curioso e irrequieto também foi arquiteto, matemático, engenheiro, biólogo, músico,  e até diretor teatral.

Para fazer seus desenhos de anatomia, Da Vinci visitava hospitais e assistia às toscas cirurgias possíveis em sua época. Algumas vezes, ele próprio fazia dissecação de cadáveres. E corria risco de vida por causa disso, pois a Igreja Católica condenava a dissecação como um sacrilégio, ou seja, uma profanação do corpo humano. Tal ato podia resultar em prisão, morte ou excomunhão.

Mesmo assim, Leonardo, até o fim da vida, realizou cerca de 30 dissecações. Ele, assim como outros anatomistas, valia-se de artifícios mirabolantes, como salas secretas e planos de fuga para exercer sua arriscada profissão. Segundo o anatomista Liberato Di Dio, professor da Universidade de Santo Amaro, em São Paulo, é provável que a própria palavra cadáver tenha surgido a partir de uma sigla secreta inventada por esses infratores. "Segundo alguns estudiosos, a palavra foi formada pela primeira sílaba de cada palavra da expressão latina caro data vermibus, ou seja, carne dada aos vermes. Esta senha teria sido usada por anatomistas e coveiros, para despistar os inspetores e policiais", explica o anatomista.

Segundo Di Dio, Leonardo foi o autor de desenhos de surpreendente perfeição e chegou até a descobrir algumas estruturas anatômicas desconhecidas. Foi, por exemplo, um dos primeiros anatomistas a desenhar um feto dentro do útero. Contudo, até o mestre cometeu alguns erros. "A posição do feto está perfeita, mas ele desenhou uma placenta cotiledonária, ous eja, formada por estruturas chamadas de cotilédones, que são encontradas na placenta da vaca, e não na da mulher", diz ele. Em outros desenhos, também cometeu deslizes na representação da forma e localização de alguns órgãos. Para Liberato Di Dio, é fácil explicar por quê. "Na época em que Da Vinci fazia dissecações, não havia formol, substância usada na conservação do corpo humano. Assim, em 24 horas, o cadáver apodrecia e as estruturas se modificavam. No desenho do útero, por exemplo, provavelmente ele reproduziu a parte principal e depois foi buscar detalhes em um animal que ele julgava não ser muito diferente do homem e que estava mais disponível para estudo", supõe.

Mas os erros cometidos pelo mestre não ofuscam o pioneirismo e o brilho de seu trabalho. Além de desenhar, Leonardo Da Vinci também descrevia minuciosamente as estruturas estudadas. Só que esses estudos ficaram indecifráveis por muito tempo, pois o gênio escrevia de forma muito peculiar: de trás para diante, e com as letras invertidas, de modo que o texto só pudesse ser lido diante de um espelho. "Talvez ele quisesse manter os trabalhos em segredo ou estivesse apenas propondo um desafio intelectual aos seus contemporâneos", conjectura Di Dio. "Mas, se tivessem sido revelados e aceitos na época, certamente a medicina teria avançado cem anos, no mínimo."



(texto publicado na revista Globo Ciência nº 80 - ano 7)

domingo, 14 de fevereiro de 2016

A Última Ceia (L'Ultima Cena) - 1494 - 1498 - Milenna Casseb Saraiva


Il Cenacolo - Leonardo da Vinci
460 cm x 880 cm
Afresco de técnica mista com predominância da têmpera e óleo sobre gesso e estuque


Leonardo da Vinci foi um dos grandes polimatas da Humanidade, destacando-se como cientista, matemático, engenheiro, inventor, anatomista, pintor, escultor, arquiteto, botânico, poeta e músico. Muitas vezes foi descrito como o modelo do homem renascentista, pois sua curiosidade insaciável estava equilibrada com sua capacidade de invenção e criação. Deixou seus famosos diários com mais de 6 mil páginas manuscritas de trás para a frente (para evitar que as pessoas entendessem suas ideias). Esses estudos permaneceram inéditos até sua morte, e continham a mais fantástica coleção de invenções e soluções de engenharia já imaginadas por um único homem: esboços de helicópteros, submarinos, paraquedas, veículos e embarcações automotoras, máquinas voadoras, projetos minuciosos de tornos, máquinas perfuratrizes, turbinas, teares, máquinas hidráulicas para limpeza e drenagem de canais, canhões, metralhadoras, espingardas, bombas, carros de combate, pontes móveis, muito antes de serem sequer imaginados por qualquer ser humano. Era canhoto, um amante da natureza e vegetariano.

Vamos observar

A Última Ceia foi encomendada pela igreja de seu protetor, o duque Lodovico Sforza. Representa a cena da última ceia de Jesus com os apóstolos, antes de ser preso e crucificado, como descreve a Bíblia. A obra se encontra no Convento de Santa Maria delle Grazie, em Milão, que o duque mandou construir para sepultar seus familiares. Leonardo passou três anos dando atenção integral a esta pintura. Além da perspectiva perfeita, a grande sacada foi ter escolhido um momento peculiar do Evangelho de João, quando Jesus anuncia: "Um de vocês me trairá". Por decisão do próprio Leonardo, que queria mais liberdade para corrigir certos detalhes durante sua realização, a obra não foi feita com a técnica do afresco. Para experimentar, o pintor tratou a parede como se fosse um quadro e usou a técnica a seco, com uma tinta oleosa. Já no fim do trabalho, em 1498, o pintor observou as primeiras rachaduras no canto da obra. No decorrer dos  séculos, a obra passou por vários restauros (leia-se repinturas), a ponto de os restauradores dos anos 70-90 terem encontrado sete camadas dos mais variados materiais das intervenções anteriores. Foi, então, durante os últimos restauros, que encontraram um prego na cabeça de Jesus, usado para marcar o ponto de fuga usado por Leonardo para compor a perspectiva da obra. Durante o domínio de Napoleão, no século 18, o refeitório foi usado como estábulo e, como se não bastasse, durante os bombardeios da Segunda Guerra Mundial, coberta por um telão, ficou alguns anos a céu aberto, exposta ao sol, à chuva e à poluição, antes que a cidade e seus monumentos fossem reconstruídos.

O gênio renascentista pontuou sua obra-prima com detalhes que até hoje alimentam teorias sobre supostas mensagens subliminares. Diz-se que o quadro teria, ao lado de Jesus, Maria Madalena, que seria sua esposa. O cálice do Santo Graal, um símbolo da aliança entre Deus e os homens, não está sobre a mesa. Não existem auréolas, que representavam os apóstolos como santos. No contexto religioso, Judas é realmente o traidor. No entanto, como esta é uma obra política, a história é diferente: a única arma que aparece na cena, uma adaga, está na mão de Pedro. Ele, como o fundador da Igreja, simboliza o papa. Então, para Da Vinci, o pontífice é o verdadeiro traidor de Cristo. O artista ainda pintou seu próprio rosto no lugar de Judas, o segundo a partir do fim da mesa. Da Vinci aparece quando identicamente em seu autorretrato, o que para alguns estudiosos representa uma oposição às normas e dogmas religiosos da época.


(texto publicado na revista Circuito nº 193 - ano 15 - janeiro de 2016)

segunda-feira, 30 de março de 2015

Nasce la bici senza raggi che si piega e si mette nello zaino - Marzia Nicolini (corriere.it)


Startup incubata dal Politecnico di Torino, l'ideatore è un ingegnere di 31 anni. Realizzata in alluminio, peserà meno di dieci chili e sarà in commercio a fine anno

È italiana la prima bicicletta senza raggi che si ripiega in uno zaino. È realizzata in alluminio e, quando sarà in commercio, entro fine 2015, peserà sotto i dieci chili. L'invenzione é di Gianluca Sada, ingegnere trentunenne che ha realizzato il primo prototipo di bicicletta che passa dalle dimensioni di un comune ombrello a quelle di una normale bici da strada con ruote da ben 26 pollici. L'invenzione di Sada conferma la propensione degli inventori italiani per le due ruote: sia nel campo dei motori elettrici - con il motore che si applica ai pedali e quelle alimentate dal motore della lavatrice - che in quello della sicurezza dove sono stati creati l'allarme collegato allo smartphone, il cavo di ricarica che si trasforma in lucchetto e il lucchetto integrato nel telaio. Il meccanismo di Sada semplice e veloce in pochi secondi permette di inforcar la bici o riporla in uno zaino di dimensioni comuni. Le ruote, grazie a un particolare design brevettato, non necessitano dei raggi, riducendo ulteriormente l'ingombro e mantenendo al contempo un diametro di tutto rispetto che permette di coprire agevolmente anche lunghe distanze. Grazie alla collaborazione con le Fonderie e Officine Meccaniche Tonno e con l'Incubatore Imprese Innovative del Politecnico di Torino, la Sadabike è oggi una startup innovativa.

La storia

Non é certo la prima, ma per ora è la più innovativa tra le bici super trasportabili. La storia delle pieghevoli risale addirittura al 1878, quando il britannico William Grout decise ripensare il mezzo di spostamento per renderlo compatibile con il trasporto a mano. Da allora è passato più di un secolo di piccoli cambiamenti, ma nulla di veramente rivoluzionario: il ripiegamento era sempre più o meno macchinoso e la guida impacciata dalle dimensioni del mezzo. Il trade-off tra l'usabilità e la trasportabilità è rimasto un problema fino a pochissimo tempo fa, quando un giovane ingegnere di Battipaglia trapiantato per gli studi a Torino si è messo in testa di fare onore a Leonardo da Vinci. "L'idea è nata guardando un bimbo che giocava con uno di quei giocattoli che non si usano più un vecchio balocco costituito da una semplicissima rotella spinta da un'asta. La ruota non aveva i raggi, da lì ho pensato che la chiave per risolvere il vincolo tra portabilità usabilità fosse rivoluzionare il cerchione".

Lo svilupppo

Affascinato dall'intuizione donatagli dal gioco del bimbo, Gianluca ha iniziato a buttare giù schizzi quasi per gioco: gli studi di ingegneria dell'autoveicolo hanno apportato poi più sostanza, fino al primo scoglio, convincere il suo relatore a supportare una tesi di laurea su un progetto che non coinvolgesse un automobile, ma "solo" una bicicletta. "All'inizio era un po' scettico, poi riconoscendo la sostanza dell'idea e la cura nello sviluppo mi ha appoggiato in pieno". 

Come funziona

I copertoni sono supportati da un paio di cerchioni speciali, che permettono di eliminare i raggi. "Nelle bici tradizionali i raggi funzionano solo in trazione, quindi la bici è sostanzialmente 'appesa' alla metà superiore delle ruote. Io ho pensato semplicemente di spostare il fulcro, cambiando la sezione del cerchione con una forma particolare". Il telaio ha una forma a forbice che gli donna un tocco futuristico e che permette agli ingranaggi di richiudere la bici in pochi secondi. 

I riconoscimenti

I primi riconoscimenti arrivano quando l'ordine degli ingegneri di Torino gli assegna il primo posto per il premio "IDEA-TO" come "migliore tesi di laurea a carattere innovativo". e Gianluca viene annoverato nei migliori 200 talenti d'Italia.





Intervista con Gianluca Sada, l'inventore della bici senza raggi

domingo, 14 de dezembro de 2014

La Gioconda diventerà nera entro 5 anni - Francesca Grillo


Lo denuncia uno dei curatori del Museo del Louvre dove è esposta l'opera di Leonardo. Lo confermano gli esami ai raggi X e a infrarossi. Come salvare il capolavoro?

Polvere, fumo, umidità e il semplice trascorrere del tempo che, nonostante le tecnologie avanzate, non si può fermare. Tutti questi elementi stanno rendendo il ritratto più famoso del mondo sempre più scuro, secondo Vincent Delieuvin, curatore delle tele italiane al Museo del Louvre. A suo parere, entro 5 anni la Monna Lisa potrebbe perdere il suo fascino ed entro 20 diventare irriconoscibile. Per anni la Gioconda, dipinta intorno al 1510 da Leonardo, è stata studiata con tecnologie avanzate: riflettografie, cioè indagini ai raggi infrarossi che consentono di vedere gli strati dipinti e i disegni preparatori, e altre analisi sul dipinto hanno confermato che il pittore ha utilizzato diversi strati di vernice per la tela.

Sono proprio questi strati pittorici che definiscono la particolare tecnica sfumata del quadro e persino il misterioso sorriso della Monna Lisa, realizzato grazie a sovrapposizioni di vernice e colori a olio. Dibattito aperto: c'è chi, come il curatore Delieuvin, vuole procedere subito al restauro per "ripulire" il ritratto (con solventi a base di acqua e gel che rimuovono le vernici ingiallite senza penetrare nello strato pittorico), e chi è convinto, come lo storico dell'arte Jacques Franck, che un intervento sia troppo rischioso. La controversia rimane, per ora, irrisolta, mentre la Gioconda continua a essere visitata quotidianamente da oltre 20mila persone, ben protetta da uno speciale vetro antiproiettile e da una teca dotata di regolatore di umidità che difende il quadro da batteri e impurità che oltre 8 milioni di visitatori rilasciano nella stanza, cercando con queste precauzioni di rallentare l'annerimento della superficie.




(testo pubblicato sulla rivista Airone nº 390 - ottobre 2013)








terça-feira, 3 de junho de 2014

Diário de vida: cuidando da minha saúde


Nos últimos dias tenho assistido a algumas palestras do Alexandre Demo Agrizzi online. No sábado foi numerologia, domingo aromaterapia e ontem água solarizada. Esse sistema veio bem a calhar porque assim continuo o processo de autoconhecimento sem precisar me ausentar muito de casa. 

Além de cuidar da saúde espiritual, estou cuidando da saúde física (como somatizamos!!!) e hoje tomei algumas providências. Fui comprar um pouco de fibra de trigo, um dos ingredientes da gororoba (ops, solução) que a nutricionista Elisandra Tagliari incluiu na dieta de minha mãe. Aliás, essa solução é uma espécie de coringa, pois quando me consultei com ela, também a tomei. Eu me lembro que a Elisandra não gostava quando eu chamava a solução de gororoba, mas agora ela mesma usa esse termo. Eu chamo o suco de clorofila de gororoba também só que para distinguir da outra, a chamo de gororoba verde. 

Gororoba da Elisandra: fibra de trigo, farinha de soja, linhaça em pó e aveia.

Gororoba verde: 3 tipos de verduras escuras (ex.: rúcula, espinafre, couve) batidas no liquidificador com água. Deve ser tomada de manhã em jejum.

Comprei a fibra de trigo em uma loja muito interessante que fica perto de casa e se chama Cia da Saúde (www.redeciadasaude.com.br).

Depois fui comprar um creme com ureia para resolver o problema de pele ressecada principalmente nas mãos e nos pés (efeito colateral da dengue) e para finalizar encomendei um óleo essencial de lavanda (mais um coringa) para colocar em prática a aula do Agrizzi. 



Como estava perto da revistaria aproveitei e peguei uma revista Bons Fluídos da qual gosto muito. Aliás, uma das revistas que escambei no parque era um número dessa mesma publicação de julho de 2007 com várias reportagens bem interessantes, inclusive uma análise do quadro de Leonardo da Vinci "A última ceia" em que cada apóstolo é representado por um signo do zodíaco.








domingo, 30 de março de 2014

O homem vitruviano - Carlos Camargo


De vez em quando olho para a biblioteca e me perco pensando nas histórias que eles contam, em personagens que poderiam ter vivido outras aventuras, deixo minha imaginação voar pelos descaminhos da ficção. Estava fazendo isso agora e vi o nome Leonardo Da Vinci. Peguei o livro, comecei a folhear e lá estava a figura do homem vitruviano, uma das suas criações mais brilhantes, coisa de gênio ou de louco, ou ambas porque prova matematicamente que o homem tem equilíbrio, é equilibrado, embora não se comporte como um. Mas, disso, não podemos culpá-lo, a imagem tem tantos significados que ao longo dos tempos tem sido presença marcante em escolas de artes e museus de todo o mundo.

Hoje eu a vi como uma roda de bicicleta descendo uma estreita estrada daquelas que circundam as montanhas do interior italiano. Desgovernada. Conforme descia sua velocidade aumentava, uma roda solta sem freio e dentro dela, servindo como seus raios o homem vitruviano esticado. Seu rosto demonstrava serenidade e isso acalmava um pouco a minha angústia que crescia a cada metro a mais que a roda descia. Aquele rosto que, ás vezes parecia ser o mesmo do desenho, em outras das vezes era o do Leonardo e, em outras, era o meu rosto.

Não havia qualquer identificação da rua ou da região. Não havia nenhum outro movimento além daquela roda que continuava sua descida, nenhum tipo de animal ou de ave. Era um dia claro, sem vento, pois a vegetação na encosta da montanha não se movia, e nada se ouvia além de uma espécie de assovio que saia da roda em tom baixo, quase sussurrando "socorro". Ou, talvez, fosse impressão minha. Qual seria a interpretação dessa ficção, se é que se tratava de ficção? Nunca se sabe e eu aprendi a respeitar as viagens da minha imaginação, deixá-la solta e observar como se fosse um seu acompanhante.

Em "E.T." Steven Spielberg, ao mostrar os meninos amigos do pequeno alienígena fugindo da polícia para levá-lo de volta à nave, fez os meninos em suas bicicletas alçarem voo. Criativa, cenicamente linda e envolta pelo emocional do momento da história, ninguém se preocupou se aquilo era ou não possível. Por que se preocupar com a banalidade do real? Importante foi aquilo que cada espectador sentiu ao subir pedalando sua bicicleta para o céu, importante foi saber que sua mãe estava lá embaixo torcendo por ele, importante foi ver todos que assistiam ao filme, enxugar as lágrimas e torcer a favor do "E.T.". Eu também.

Não sei o que acontecerá com aquela roda de bicicleta correndo desgovernada ladeira abaixo, num lugar desconhecido. Quando terminar a descida poderá se espatifar contra uma parede, um barranco, a própria terra ao fim do precipício; poderá cair num mar e se perder ao fundo das águas; poderá aparecer o Spielberg e fazê-la voar para um lugar macio de suave aterrissar; ou poderá continuar sua odisseia deste cair desgovernado como um bêbado equilibrista, para um futuro do sei lá como será... Mais ou menos, como vivemos em muitos momentos da nossa vida nos anos anteriores e, como nada ainda sabemos deste ano começado, só nos resta esperar, com esperança de que a nossa realidade possa ser tão bela e venturosa como muitos dos nossos filmes e livros. Eu confio na minha imaginação!



(texto publicado na revista Leve & Leia nº 46 - fevereiro de 2014)