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segunda-feira, 22 de maio de 2017

Trionfale debutto del tour mondiale al Radio City Music Hall di New York - Patrizia Ciava (Italia Ri-unita)



Applausi scroscianti, ripetute standing ovation e lanci di fiori hanno scandito il concerto del trio italiano di pop-opera, Il Volo, al Radio City Music Hall di New York, lo scorso sabato 4 marzo, prima tappa di un tour che li porterà ad esibirsi in 15 Stati americani prima di approdare in Italia e in Europa.

Impeccabili nei loro tuxedo blu scuro “Made in Italy”, ed accompagnati per la prima volta da una orchestra sinfonica, il trio di giovanissimi, composto dai tenori Piero Barone e Ignazio Boschetto e dal baritono Gianluca Ginoble, hanno scaldato con le loro possenti voci e appassionate esecuzioni i cuori e le anime di fan di ogni età, tra cui anche molti giovanissimi, accorsi per il debutto della loro formidabile tournée.

Il Radio City Music Hall, che gli Americani definiscono “Showplace of the Nation”, non è semplicemente un teatro di New York, ma è “il teatro”, il tempio della musica e dello spettacolo per antonomasia. Fin dagli anni ’30 ha intrattenuto intere generazioni con concerti, programmi radiofonici e televisivi e spettacoli di ogni genere; sul suo palco si sono esibiti artisti del calibro di Frank Sinatra, Aretha Franklin, i Pink Floyd e Liza Minnelli.

I membri de Il Volo sono tra i più giovani artisti di tutti i tempi ad aver raggiunto un successo globale tale da potersi esibire lì per ben tre volte facendo il tutto esaurito. Il loro primo concerto si era tenuto nel 2013, il secondo l’anno dopo. I tre ragazzi non ancora ventenni, con il loro stupefacente talento vocale e interpretativo, avevano letteralmente incantato il pubblico di oltre 6000 spettatori ed entusiasmato la critica musicale, contribuendo a diffondere ulteriormente la loro fama in tutto il continente.

E la magia si è ripetuta anche questa volta.

In una fredda notte newyorkese, con il loro “Tributo ai Tre Tenori”, i cui biglietti erano sold-out già da novembre, e con un sofisticato repetorio comprendente arie di lirica e brani in italiano, inglese e spagnolo, Il Volo ha infiammato la platea del RCMH che ha tributato loro entusiastiche standing ovation dopo ogni esecuzione. Per assistere al concerto molti americani hanno affrontato estenuanti viaggi in auto da altre città e persino da uno stato all’altro. Le pagine dei gruppi social sono stati invase dalle foto dei fan che si ritrovavano nei bar e ristoranti di New York per un veloce spuntino prima dell’inizio del concerto, amicizie nate e fiorite online grazie alla comune passione per Il Volo, persone disposte a pagare 400 dollari a biglietto per immortalare un breve incontro post- concerto con i giovanissimi membri del trio.

Molti di loro, dopo essere stati a diversi concerti negli USA, a maggio si imbarcheranno addirittura su un volo transoceanico per assistere ad altri concerti in Italia e in Europa. Sul sito del Fanclub americano “Il Volo Flight Crew”si possono trovare le liste dei fan che verranno appositamente in Italia per assistere ai loro concerti a Roma, Verona e Taormina. Ma questa strabiliante dedizione e passione per Il Volo non è solo una prerogativa dei fan americani, alcuni si preparano a partire da città europee escluse dal tour e persino dal Canada e dal Giappone, come era già accaduto in occasione dei loro precedenti concerti a Taormina e Pompei, dove molti degli spettatori erano arrivati appositamente dall’estero.

Alcuni proseguiranno poi per Londra, dove, il prossimo, 23 maggio il trio si esibirà su un altro “palcoscenico per i più grandi del mondo”: il Royal Albert Hall. Dalla sua inaugurazione nel 1871, la Royal Albert Hall si è attentamente costruita una reputazione impeccabile. Qui si sono esibiti i più grandi artisti internazionali, direttori come Leonard Bernstein e Herbert von Karajan, orchestre come la Wiener Philharmoniker, e sono state ospitate anche performance pop di gruppi quali Beatles, Rolling Stones e più recentemente Coldplay e Stereophonics. Solo 7 artisti italiani vi si sono esibiti dal 1871 ad oggi. Oltre a Ludovico Einaudi, il grande pianista e compositore, Pavarotti e Zucchero (che con sei concerti detiene il record di presenze di un cantante italiano), altri quattro grandi artisti della musica italiana vi sono esibiti, Umberto Tozzi nel 1988 (registrandovi anche un album omonimo), Claudio Baglioni nel 2010, Laura Pausini nel 2012 e Luciano Ligabue nel 2012 e 2013.

Il 23 maggio 2017, Il Volo diventerà non solo l’ottavo artista italiano ad avere il raro privilegio di esibirsi al Royal Albert Hall ma, con la loro età compresa tra i 22 e 23 anni, saranno anche i più giovani ad aver mai calcato quel prestigioso palco. Prima di loro solo i Beatles e Bob Dylan, che aveva 23 anni quando tenne il suo primo concerto, sono riusciti a raggiungere un successo planetario che di solito altri artisti ottengono dopo 15-20 anni di carriera.

Il Volo è l’unica realtà italiana in grado di collezionare concerti sold-out in ogni parte del mondo, raggiungendo un pubblico eterogeneo la cui età spazia dai 5 agli 80 anni e oltre. Per questo motivo rappresentano un fenomeno unico e atipico nel panorama musicale internazionale.
Il Volo conta più di 4000 fan club sparsi in diversi paesi, da Singapore alla Serbia, dal Brasile alla Nuova Zelanda, dall’Australia alla Norvegia; i loro CD escono simultaneamente in più di 57 paesi e scalano subito i vertici delle classifiche dei dischi più venduti.

Ambasciatori delle loro rispettive regioni nel mondo, non esportano solo la musica italiana e il “belcanto” all’estero e tra le nuove generazioni ma incarnano la parte migliore dell’Italia, quella che riesce ad affermarsi grazie al talento, alla dedizione e all’impegno. Rappresentano un valore aggiunto per il nostro paese e meriterebbero l’attenzione ed il plauso non solo dei media ma soprattutto delle nostre istituzioni, non fosse altro che per lo straordinario ruolo che svolgono nel promuovere la lingua e la cultura italiana (non si contano i fan che dichiarano di studiare o di voler studiare l’italiano per comprendere e cantare le loro canzoni) e persino nell’incrementare il turismo, visto il gran numero di persone che vengono nel nostro paese solo per assistere ai loro concerti o per visitare i paesi natii dei tre giovani.

La lingua, veicolata attraverso la musica, ha una capacità seduttiva senza uguali e può aiutare ad accrescere l’attrattività ed il prestigio di una nazione nel mondo. Questo americani e inglesi lo hanno capito da tempo. E’ chiamata ”soft power” (potere soffice), cioè la capacità di attrarre, ricevere consensi, migliorare reputazione e desiderabilità senza bisogno di essere una grande potenza economica o militare.

Quando anche le stelle si inchinano al Volo - Valeria Bosch (Patrizia Ciava - Italia ri-unita)



Shakespeare diceva che non vi è mondo al di fuori delle mura di Verona (“there is no world outside Verona walls”, Romeo and Juliet, atto III, scena III) e sebbene per me, veronese di antica generazione, sia sempre stato così, mai è stato vero come oggi 19 maggio 2017: infatti è concentrato qui, in Verona, anzi nella sua antica Arena, il mondo che stasera voglio sia mio, il mondo di cui voglio godere, che voglio assaporare e centellinare!

Da oltre due anni seguo e amo la musica di tre giovani che per assurdo potrei arrivare a dire mi sono ormai quasi più familiari dei miei stessi figli, in quanto ogni giorno mi informo sui loro spostamenti, sui loro concerti, ogni giorno ascolto il loro canto, gioisco di ogni loro successo, mi arrabbio e, se necessario, combatto se vengono ingiustamente attaccati e offesi. Per la prima volta stasera li vedrò dal vivo, ma tengo le mie emozioni ben chiuse dentro di me, infatti solo per amore filiale mi sta accompagnando mio figlio, lui non è un loro ammiratore, anzi appartiene alla categoria di coloro che li deridono senza conoscerli.

Arriviamo verso le nove, faccio appena in tempo a notare alcune signore che si abbracciano freneticamente e penso, sorridendo, che sicuramente si tratta di amiche Facebook che finalmente si sono conosciute in carne ed ossa! l’unica persona che riconosco è il manager Torpedine che sulle gradinate a lato del palcoscenico passeggia nervosamente. Ed ecco accendersi le luci sul palcoscenico, l’orchestra, il direttore e poi…loro, eccoli, stranamente resto fredda, sono come li ho visti un milione di volte su Youtube, alla TV, in DVD, essere ora a pochi metri di distanza non mi trasmette alcuna emozione particolare.

Aspetto. E aprono bocca: è il “Nessun dorma” di Puccini, ed improvvisamente tutto cambia, è una specie di miracolo. Sono scesi gli angeli dal cielo a cantare, in questa fredda serata veronese, le loro voci, per quanto superbe possano essere in registrazione, dal vivo sono tutta un’altra storia, il volume di voce e di armonia che ti investe e ti schiaccia ha dell’inverosimile! Prima la voce di Gian, calda e sinuosa, ti avvolge e ti irretisce in morbide spire di velluto, quasi desideri di non riuscire a districartene più tanto ti ammalia, è semplicemente perfetto nei toni, nei passaggi, nei giri armonici; poi entra Ignazio con quella voce allo stesso tempo irruente e vigorosa, ma anche commossa e appassionata, che ti prende per mano e ti trasporta per prati in fiore, acque cristalline e cieli azzurri, una voce che in alcuni passaggi si carica talmente di passione da essere capace di scatenare le emozioni dal più profondo, i desideri più nascosti, una commozione ancestrale che mai avresti pensato di poter provare.

Infine arriva a chiudere il cerchio lui, Piero. Caro Piero, a te devo delle scuse, mi cospargo il capo di cenere e provo rammarico per tutte le volte che nei miei commenti ho scritto che la tua voce, pur essendo bellissima e potente, non riusciva ad esercitare su di me nè la seduzione della voce di Gian, nè la passione della voce di Ignazio. Quando hai iniziato la tua parte, sono rimasta letteralmente annichilita, una voce così piena, con una tale possanza armonica, un timbro così magnificamente profondo proprio non me l’ aspettavo: la tua voce faceva rimbombare l’ Arena carica di secoli e io con la fantasia vedevo i gladiatori smettere di combattere e i leoni zittirsi per ascoltare!

Allora ho girato lo sguardo verso mio figlio e non credevo ai miei occhi: aveva un’espressione stralunata, sbalordita, mi guardava come per dire: “ma come è possibile?” e ho realizzato che i muri erano caduti, che il Volo aveva vinto un’ altra battaglia! Il tributo del pubblico è travolgente, applausi e ovazioni si susseguiranno senza contarli fino alla fine, in Arena la “notte magica” diventa ancora più magica, in pochi altri posti al mondo lo spettacolo è duplice, uno si svolge sul palcoscenico, l’altro sugli spalti: il colpo d’occhio sulla conca piena fino all’inverosimile è di quelli che non si dimenticano e i due spettacoli si fondono insieme fino quasi a farti sentire smarrito.

Il concerto continua senza un attimo di cedimento, senza che vi sia mai, da parte dei tre ragazzi, un calo di resa, un appannamento di voce: e così sfilano tutte le arie che già tante volte abbiamo apprezzato, a tre voci, a due , gli assolo. Un pò mi è spiaciuto che, rispetto Firenze, sia mancata “Mamma”, così tenera, ma evidentemente qualche taglio si è reso necessario per far posto a quelli che alla fine sono stati i brani più commoventi della serata: una splendida “Caruso” di cui i ragazzi rendono un’interpetazione che, ne sono sicura, sarebbe stata applaudita dallo stesso grande Lucio, e l’incomparabile “Ave Maria, mater misericordiae”, che Gian, Ignazio e Piero eseguono in maniera talmente ispirata da trasformarla in un’immensa preghiera corale, capace di toccare il cuore di chiunque, credente o non credente che sia. Verso la fine del concerto riflettevo a quanta strada hanno fatto i ragazzi dal concerto di Firenze ad oggi, il loro miglioramento è palpabile, emanano sicurezza, forza, padronanza di testo e note: la loro musica compie il miracolo di trasportarti, mentre li ascolti, su un’isola felice, una specie di isola dei beati dove vige solo la legge dell’amore e le sue espressioni sono il bello e il buono.

Le loro voci, in questo periodo, sono in assoluto le più belle che abbiamo in Italia e mi sento fiera al pensiero che tra pochi giorni porteranno a rifulgere il nome italiano in quell’ esclusivo tempio della musica che è il Royal Albert Hall di Londra. Il concerto è alla sua ultima esecuzione e, mentre i ragazzi , felici, si abbandonano in mezzo al tripudio generale ad un finale matto e festoso con il loro “Grande amore”, io, che sento l’ostilità di mio figlio ormai dissolta e anzi diventata complicità, faccio un gesto da ragazzina, mi alzo e tento di andare sotto al palco, ma una severa bodyguard mi blocca, ed allora non mi resta che alzare gli occhi al cielo di Verona, quel cielo che stasera doveva travolgerci tutti con tuoni e fulmini, e che invece si è trapunto di stelle, perché ha sentito il dovere di adeguarsi alla magia e all’incanto di una notte come questa.

E mentre abbandoniamo l’ Arena, gli echi delle ultime note si spengono nell’aria, ma non nei nostri cuori dove resteranno a lungo, per conservare gli effetti magici della musica alata che stasera ci è stata donata.

domingo, 14 de maio de 2017

Il Volo in backstage - Patrizia Ciava


Roma, Palasport, 12 maggio 2017, ore 19.20

Poter assistere ai preparativi degli artisti che si apprestano ad andare in scena è forse una esperienza più interessante e coinvolgente del concerto stesso. Solo gli addetti ai lavori e pochi amici e familiari sono ammessi nella zona del backstage e dei camerini, quindi si tratta di un privilegio raro. E’ questo il momento in cui l’artista, lontano dalla luce dei riflettori, mostra il suo lato più vero e vulnerabile, sottoposto com’è alla tensione del “panico da palcoscenico” che colpisce anche gli artisti più navigati ed esperti.

Nel backstage del Palasport di Roma manca poco più di un’ora all’inizio del concerto de Il Volo e fervono i preparativi, ma non si respira un’aria densa di tensione e di nervosismo come ci si potrebbe aspettare. Nei corridoi, alcuni orchestrali ancora in jeans e Tshirt sono seduti per terra e conversano tranquillamente. Alcuni provano gli strumenti in un angolo. A turno entrano poi nei camerini a loro riservati per cambiarsi.

I componenti de Il Volo, Gianluca, Ignazio e Piero, sono chiusi nei loro camerini ma ogni tanto uno di loro esce fuori, con indosso solo metà del vestito di scena, per chiacchierare con gli altri o farsi un selfie. Abbracciano i nuovi arrivati e, passando, hanno sempre una parola, un sorriso o un pacca sulla spalla per tutti.  
I loro parenti, amici e i membri del management e dello staff conversano e scherzano tra loro senza mostrare alcuna ansia o preoccupazione, come se si trovassero ad una rilassata riunione tra familiari.

Ad un certo punto si presenta all’ingresso della zona transennata una coppia, spingendo la sedia a rotelle di un ragazzo disabile, e viene fermata dall’addetto di guardia che intima: “senza permesso non si può passare”. Ignazio scorge la famigliola e si avvicina a loro, chiamando a gran voce i suoi due colleghi che accorrono subito per abbracciare il loro giovane fan il cui viso si illumina di gioia e di commozione. Si tratta di una azione del tutto spontanea, non c’è nessun manager a suggerire sottovoce “Fatevi riprendere, è tutta pubblicità”, anzi ci dicono che è proibito scattare foto o fare riprese per motivi di privacy. I tre artisti si intrattengono amabilmente per alcuni minuti con il ragazzo e i suoi genitori poi, scusandosi per il poco tempo a disposizione, si congedano e ritornano nei camerini.

La memoria a quel punto mi riporta ad altri backstage, con i “divi” che passavano senza degnare di uno sguardo i presenti, come se si considerassero semidei, seguiti da un nugolo di assistenti trafelati e spaventati. Anche quelli che parevano gentili in realtà mostravano più che altro accondiscendenza, ostentando un’aria annoiata e infastidita come a voler rendere chiaro a tutti che loro erano famosi e gli altri non erano nessuno. Dai camerini si levavano subito le loro voci adirate che urlavano ordini ai malcapitati costumisti rei di aver tralasciato una piega o di aver sbagliato un accessorio. Ricordo la delusione nello scoprire la boria e l’arroganza di artisti che venivano presentati al pubblico come “simpatici e alla mano”.

Dal camerino di Piero, invece, trapelano solo i suoi possenti gorgheggi mentre “scalda” la voce. Poi all’improvviso risuona a tutto volume un brano dal ritmo latinoamericano, la porta si spalanca e Piero esce fuori ballando, con indosso il pantalone, la camicia del completo e il papillon, e trascina nei suoi volteggi i membri dell’orchestra già in abito da sera che ridono divertiti. Suo padre, in piedi davanti allla porta, sorride comprensivo. Ignazio e Gianluca escono a loro volta e si uniscono alla danza improvvisata, poi qualcuno ricorda loro che mancano pochi minuti all’inizio del concerto e si precipitano di nuovo nei rispettivi camerini. Pochi secondi dopo riesce Ignazio senza scarpe e con la camicia slacciata e corre verso l’ingresso del corridoio urlando al manager mentre passa: “devo andare a prendere la cugina di Alessandra, non la fanno passare”. Ritorna poco dopo con la giovane e la presenta a tutti, prima di rinchiudersi nuovamente.

Una costumista si affretta portando il completo di Gianluca ma nello sfiorare una persona la giacca scivola dalla stampella, cade a terra e qualcuno ci mette involontariamente un piede sopra, lasciandola tutta spiegazzata; occorre ristirarla subito. Un episodio che avrebbe sicuramente scatenato l’ira di altri finisce in battute e risate: “Lo avevo detto che era meglio usare vestiti che non si stirano…anzi meglio vestiti usa e getta!”

Ignazio e Piero sono quindi pronti per primi e, mentre aspettano Gianluca, scherzano con il direttore d’orchestra. Quando mancano ormai solo cinque minuti all’inizio del concerto un’addetta della produzione annuncia che c’è un giornalista che vorrebbe intervistare i ragazzi. Michele Torpedine, il loro manager, obietta che c’è poco tempo ma loro si dichiarano disponibili. Ignazio e Piero lo invitano nel camerino e Gianluca li raggiunge poco dopo.

Viene spontaneo chiedersi se i giornalisti che li hanno spesso dipinti come montati e arroganti lo abbiano fatto spinti da un perverso senso di onnipotenza nel voler plasmare l’opinione pubblica presentando di loro una immagine opposta a ciò che sono realmente. Questi tre ragazzi sono infatti l’antitesi del divismo e sono addirittura sconcertanti per la loro umiltà e semplicità. E’ come se avessero scisso la loro dimensione artistica da quella personale, conservando i principi e i valori granitici inculcati dalle loro famiglie, che dimostrano ancora oggi uno straordinario esempio di genitorialità amorevole, presente, attenta, e mai invasiva; una qualità rara. L’aspetto ancora più straordinario è che questi tre ragazzi, con caratteristiche così simili, provenienti da regioni diverse, si siano incontrati per caso nello stesso luogo e nello stesso momento creando un fenomeno che incanta il mondo intero. Porta davvero ad interrogarsi sulla forza del destino.

Arriva il momento di incamminarsi tutti assieme verso l’ingresso del palco e il corridoio del backstage si svuota. L’orchestra entra in scena per prima e intona le note del brano introduttivo. Gianluca si apparta con la madre, che gli sistema il papillon, poi passeggia con il fratello. Ignazio racconta una barzelletta a Pif, che era venuto ad intervistarli. Il padre di Piero dà un’ultima pulita agli occhiali del figlio, gli sussurra qualcosa e lo abbraccia. L’orchestra tace, il pubblico applaude e Michele annuncia: “E’ ora!”. In colonna indiana seguiamo i tre artisti che entrano nella sala del Palasport gremito, accolti dal boato della folla in delirio, e per un attimo capiamo tutti cosa si prova ad essere adorati come idoli da migliaia di persone.

sábado, 11 de março de 2017

Il libro di Ileana, 12 anni: l'amica del Volo si racconta - Ylenia Gifuni (Il Centro - edizione Pescara)

La piccola di Cappelle sul Tavo che incontrò al “Centro” i suoi cantanti preferiti ha raccolto i suoi pensieri da «diversamente uguale: passo la mia vita a sognare»

PESCARA. Ileana Dorotea D'Emilio ha 12 anni e una grande passione per i cantanti del Volo. La sua vita di bimba dal doppio nome è già stata segnata da tantissime avventure, alcune belle e altre meno, ma tutte vissute con un invidiabile sorriso che le illumina il viso. Fin da quando era in fasce per la sua famiglia è stato un continuo correre da un ospedale all'altro, alla ricerca della cura giusta per quella brutta malattia che ha colpito la piccola. Un male che ha portato Ileana a sviluppare una straordinaria sensibilità e una saggezza insolita per una bimba che frequenta la prima media. In genere a questa età ci si affida alle pagine di un diario segreto per confidare sogni, pensieri e stati d'animo.

Ma la piccola, originaria di Cappelle sul Tavo, ha deciso di fare molto di più: le sue riflessioni di bimba «diversamente uguale», come le piace definirsi, i racconti della quotidianità e quel buonumore perenne nonostante i momenti difficili si stanno trasformando in un libricino. E a giudicare da quello che scrive, Ileana il segreto più grande lo ha già imparato: «Se non ci fossero le cose brutte, la nostra vita sarebbe monotona», scrive nel primo capitolo del suo volume, «perché se non esistessero le cose brutte, non potrebbero mai arrivare le cose belle. Ho capito queste cose essendo diversamente uguale». La storia delicata e commovente di Ileana ha toccato anche la sensibilità dei tre cantanti del Volo. Nell'estate 2015 Gianluca Ginoble, Ignazio Boschetti e Piero Baroni hanno conosciuto la bimba nella redazione del Centro, durante un incontro con i lettori. Qualche mese dopo, gli artisti hanno registrato un video per la loro piccola fan, facendole arrivare uno speciale in bocca al lupo prima di un'operazione. «Da quel momento», racconta commossa la madre di Ileana, Angelica Colombaro, «mia figlia non ha più smesso di ascoltare le loro canzoni. La musica del Volo l'ha sempre accompagnata e l'ha resa felice nei momenti complicati. Adesso, da qualche settimana, ha iniziato a scrivere il suo libro, ma ha fatto tutto da sola e non ha detto niente a nessuno».

«Dedico questo libro ai miei dottori, prof, maestre, amici, alle persone che mi vogliono bene, alla mia famiglia, ma soprattutto a mia mamma che ha vissuto questa avventura con me», racconta entusiasta Ileana. Il libro spazia tra riflessioni acute sui difetti e le differenze tra le persone e pensieri profondi sull'importanza di inseguire i propri sogni. Come quando scrive: «Sognare mi ha sempre aiutata, a riflettere e decidere il mio futuro, ad ampliare la mia immaginazione e creatività, ma soprattutto a darmi il buon umore. Sono sempre stata una bambina col sorriso stampato in faccia, perché vedo la vita da un altro punto di vista e perché sogno, sogno e sogno, è la cosa che faccio di più e che mi riesce meglio; sognare mi aiuta a superare le tante buche che si trovano sulla strada della vita, e io di buche ne ho incontrate tante». La malattia è affrontata con leggerezza, così come la sua storia di bimba di 12 anni che è già andata in ospedale «più di 100 volte», subendo 9 operazioni: «Avevo solo 15 giorni quando sul volto e sulla gamba destra mi spuntarono macchie rosse, ma non piatte, "tridimensionali", non erano voglie né bruciature, erano angiomi. Lì iniziò l'avventura più grande che potessi vivere, la via per essere ugualmente diversa ai miei coetanei. Ora, rispetto a prima, sono migliorata molto, prima sulla fronte avevo un corno rosso, adesso è la metà della metà».

Dalle pagine di Ileana traspare il legame fitto con tutti i medici che l'hanno curata, in particolare Andrea Diociaiuti, l'angiologo che lei chiama "dottore bello" e con la sua insegnante di Cappelle, Mariarita. Infine un posto speciale nel suo cuore (e nel libro che sta scrivendo) è occupato dai cantanti del Volo. «Sono famosa, ci credete? Beh è vero grazie al Volo», racconta ricordando la visita al Centro e il video augurale che le è stato recapitato prima dell'operazione: «L'anno scorso, mi operai proprio il giorno del mio compleanno.

In sala operatoria mi cantavano tanti auguri. Più sfortunati di me non si può essere, per questi motivi mi rifugio nei sogni». Il suo desiderio, una volta terminata l'opera, è di riuscire a incontrare gli artisti, per portargli il libro di persona.

segunda-feira, 13 de fevereiro de 2017

Diario di vita: ed è arrivato il "virus" il Volo


Il numero di fan del trio Il Volo aumenta ogni volta di più.

Il fatto di lavorare con l'italiano da tanto tempo è già una meraviglia, ma se aggiungiamo la musica interpretata da 3 bravi cantanti che sono anche in gamba, affetuosi, umili e divertenti allora sì che addolciamo la vita e la rendiamo più allegra. 

Bene, attualmente ho solo un'alunna privata e appena arrivata a casa per la lezione mi ha raccontato che ha sognato i ragazzi de Il Volo e parlava perfettamente l'italiano con loro. Ma come in tutti i sogni non tutto corrisponde alla realtà. La persona che sarebbe Piero era diverso da quello vero, Ignazio era molto serio e quasi non parlava e Gianluca parlava molto, ma aveva l'età di quando ha partecipato a Ti lascio una canzone 2009. 

Il fatto è che la mia alunna è rimasta molto felice per due motivi: prima perché ha sognato che parlava scorrevolmente in italiano e secondo che chiacchierava con i ragazzi de Il Volo soprattutto con Gianluca che è il suo prediletto. 







quinta-feira, 22 de agosto de 2013

Testimonianza: Cleber Ricardo - interscambio presso il Politecnico di Milano


Questa è la prima testimonianza degli alunni che hanno fatto interscambio in Italia dopo aver studiato l'italiano presso la nostra scuola. 

Cleber Ricardo ha fatto 2 livelli a scuola con la professoressa Vittoria e dopo ha deciso di avere lezioni private con me perché voleva intensificare gli studi prima di andare in Italia. A luglio ha studiato con un altro compagno di classe e l'ultima tappa l'ha fatto da solo in un modo che chiamo "intensissimo", cioè, in 10 giorni. Questo è stato possibile perché è portato per le lingue ed era particolarmente motivato e devo dire che mi ha aiutato anche a correggere gli errori di battitura presenti nella dispensa con esercizi di rinforzo. 

Appena tornato dall'interscambio è venuto a trovarmi e mi ha raccontato che gli piaceva aiutare i brasiliani che non parlavano molto l'italiano. Insomma, è un ragazzo disponibile e alla mano. 


Testimonianza di Cleber Ricardo - laureato presso la Escola Politécnica dell'Università di San Paolo

Ciao!

Sono Cleber, ex-studente d'italiano della professoressa Neide!
Dopo il corso che ho fatto, sono dovuto andare in Italia, perché sono stato accettato per fare la Doppia Laurea in Ingegneria al Politecnico di Milano.
Aver frequentato 2 anni di corso d'italiano mi è servito tantissimo nei primi giorni nel vecchio continente! Anche se non parlavo proprio come un italiano - naturale, no? - lo capivo abbastanza bene e man mano ho imparato molto di più - sempre con l'aiuto dei corsi fatti prima di partire!

Una delle cose più interessanti che ho vissuto è stato sentire una parola "nuova" dopo tre mesi in Italia, una parola di cui non mi ricordavo per niente e, quando la sentivo, mi ricordavo al volo del corso d'italiano: era una parola imparata a lezioni mesi prima!

Cioè, a volte usciamo dalla lezione credendo di non aver imparato tanto quanto avremmo potuto o di non aver assimilato bene le informazioni che ci avevano dato... però, alla fine, le abbiamo tutte da qualche parte del cervello!


Grazie dell'aiuto, professoressa

Cleber


Cleber è il ragazzo a destra con la mano fasciata perché si era fatto male durante una partita di calcio