Secondo la credenza popolare il tarantismo era una malattia provocata dal morso della tarantola, che si manifestava soprattutto nei mesi estivi (periodo della mietitura). Le persone morse dalla tarantola sudavano, avevano mal di pancia e avevano convulsioni.
Si usava la musica per guarire queste persone.
Si è scoperto, però, che il morso della tarantola non provoca questi sintomi. Il morso era un pretesto per risolvere traumi, frustrazioni, conflitti familiari, e vicende personali: un amore infelice, la perdita di una persona cara, le crisi legate alla pubertà e condizioni socio-economiche difficili.
La musica é l'elemento più importante della terapia; infatti, la tarantata, che era a terra o sul letto, ascoltandola cominciava a muovere la testa e le gambe, strisciava sul dorso, si identificava con la tarantola. Successivamente batteva i piedi a tempo di musica come per schiacciare il ragno, e poi crollava a terra.
La famiglia portava la donna tarantata presso la cappella di San Paolo (patrono di Galatina e delle tarante, serpenti e scorpioni), a Galatina. La donna beveva l'acqua sacra del pozzo della chiesa e poi la vomitava. Poi tutte le donne aspettavano la grazia di San Paolo per essere liberate dalla malattia.
Il fenomeno del tarantismo oggi è quasi scomparso, perché sono radicalmente mutate le componenti psicologiche, sociali ,culturali, economiche e religiose che ne costituivano la base.
Le donne erano guarite anche grazie alla musica che si chiama "pizzica"; la famiglia chiamava un gruppo di musicisti che suonavano per molti giorni questa musica, poi le donne si calmavano.
Danzavano sfrenatamente al suono del tamburello fino a cadere a terra stanche dalla fatica. Il suono del tamburello provocava uno stato di trans. La cura poteva durare anche diversi giorni. Già Platone utilizzava la iatromusica, cioè la guarigione attraverso la musica. Gli attacchi si manifestavano in maniera molto simile all'isteria. Si può dire che il tarantismo è un male culturale. Una volta, infatti, le donne che subivano frustrazioni per eccesso di fatica, povertà o tabù sessuali, non potevano fare altro che rivolgersi a San Paolo per liberarsi dal male. San Paolo, in particolare, era considerato il Santo dei poveri e il protettore dagli animali striscianti (e quindi anche la tarantola).
(testo pubblicato sulla dispensa Parliamo l'italiano! - Scuola Porta d'Oriente - Otranto (LE))
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